Emozioni ristrette: “L’amore in gabbia” di Donatella Stasio

Emozioni ristrette: “L’amore in gabbia” di Donatella Stasio

Corpi chiusi, murati, ridotti a numeri: L’amore in gabbia non è un memoir di redenzione. È un’inchiesta incarnata, un atto politico, un’indagine civile su cosa accade, dentro e fuori il carcere, quando si nega alle persone il diritto alla tenerezza, all’intimità, al corpo. Gianluca è cresciuto nel vuoto affettivo della periferia milanese, tra povertà materiale e silenzi emotivi. A diciassette anni entra in carcere, e da lì comincia la lunga storia di un corpo che si ammala: di droga, di violenza, di solitudine. Undici anni tra celle, istituti, cortili senza cielo. Ma anche lo sforzo ostinato di riemergere, studiare, guarire, rieducarsi alla vita e al desiderio. Ha scontato la pena. Ma non ha ancora smesso di fare i conti con ciò che il carcere gli ha tolto: il tempo, la pelle, il linguaggio degli affetti. Donatella Stasio lo ascolta, lo incalza. Ne ricostruisce la traiettoria – tra ghetto, detenzione, tentativi di rinascita – e con lui racconta una storia che riguarda tutti: perché i corpi poveri, quando amano, fanno paura. In un’Italia che chiude le porte e smonta le tutele, questo libro apre una stanza. Dove finalmente si può parlare d’amore. Anche – e soprattutto – dal fondo.

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