Solidarietà con i rivoluzionari prigionieri turchi in lotta

Solidarietà con i rivoluzionari prigionieri turchi in lotta

In particolare, la loro lotta è contro le carceri “pozzo”, come le chiamano i prigionieri. Sono effettivamente delle carceri di massima sicurezza, costruite tra il 2020 e il 2021, che hanno un livello di isolamento e tortura psicologica più elevato rispetto alle precedenti. Le principali caratteristiche sono: sorveglianza 24 ore su 24, insonorizzazione, accesso limitato alle cure mediche, muri altissimi.
Alcuni compagni hanno superato attualmente i 200 giorni di sciopero della fame, andando così incontro a gravi conseguenze fisiche.

In Turchia, i prigionieri politici hanno una grande tradizione di lotta contro l’isolamento carcerario. Uno dei punti più alti di questa Resistenza si è avuto nel 2000, quando centinaia di prigionieri attuarono uno sciopero della fame “fino alla morte”, in cui appunto morirono più di cento compagni e altri furono massacrati dai reparti speciali dell’esercito dello Stato turco (membro della NATO).
La lotta di questi rivoluzionari prigionieri va sostenuta fortemente, in quanto è parte integrante della lotta contro questo sistema basato su sfruttamento, repressione e guerra. In tal senso, si sta sviluppando una mobilitazione internazionale in sostegno ai compagni turchi con diverse manifestazioni in queste settimane, in varie città come Berlino, Londra, Parigi, Marsiglia, Amburgo, etc.
L’isolamento carcerario è una strategia degli Stati imperialisti finalizzata a distruggere l’identità rivoluzionaria dei prigionieri e a rompere il loro legame con l’esterno, ma ha trovato sempre la ferma Resistenza dei militanti prigionieri. Questo non solo in Turchia, ma in tutto il mondo. In Europa, ad esempio in Italia numerosi prigionieri comunisti e anarchici resistono nei regimi di Alta Sicurezza e 41bis, inoltre da più di un anno è in carcere, attualmente in quello di Melfi (PZ), il militante palestinese Anan Yaeesh, sotto processo in quanto appartenente alla Resistenza palestinese. In Gran Bretagna, decine di prigionieri politici, “the prisoners for Palestine”, il 2 novembre hanno intrapreso uno sciopero della fame contro le pesanti condizioni carcerarie. Infine in Germania ed in Ungheria decine di prigionieri antifascisti stanno protestando contro restrizioni e vessazioni di ogni tipo.
Va sviluppata sempre più la solidarietà militante e di classe verso tutti questi prigionieri. Solidarietà intesa come uno dei cardini della più generale lotta contro lo Stato borghese e l’imperialismo.

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