Puntate stagione 2025/26

Il carcere non è costituito solo di oggetti, spazi e tempi, ma è anche un complesso sistema di relazioni tra detenuti, agenti penitenziari, avvocati, educatrici e le tante altre figure che si muovono al suo interno. Il Circolo dei lettori rimane ai margini di queste dinamiche ma proprio per questo motivo consente di creare un rapporto diretto e privo di mediazioni tra i suoi partecipanti, quel rapporto “intimo e creativo” che può riuscire ad abbattere i muri delle prigioni.

Dal 1998, Amparar è una associazione che lotta contro la criminalizzazione delle vite nere e periferiche in Brasile e per l’abolizione del sistema carcere.
Nata dall’incontro di alcune madri in fila per visitare figl* e car* incarcerat* nell’ ex FEBEM (Fundação Estadual do Bem-Estar do Menor), istituzione di reclusione minorile dello Stato di São Paulo, l’Amparar è oggi una importante associazione composta da familiari e persone sopravvissute all’incarcerazione. In questa intervista parliamo con Railda (una delle fondatrici) e Carlos che ci raccontano della loro lotta per un futuro abolizionista dove nessun* resti da sol* e senza amore.

Da molti anni la Scarceranda è un’agenda che entra in carcere e dal carcere porta fuori la voce delle persone recluse all’interno di quei muri. Perché quei muri non sono fatti soltanto di ferro e cemento, ma anche di emarginazione, razzismo, isolamento, esclusione e indifferenza. Attraverso questa intervista ricostruiamo tutto quello che c’è dietro la Scarceranda del 2026 e perché sia necessario lottare contro il carcere e la società che ce lo impone.

Gaza Habibti è uno spazio di coesistenza e connessione, è traccia nella memoria, voce collettiva, geografia di un popolo che resiste al genocidio con amore e dignità. Gaza Habibti dà vita a un archivio vocale per mantenere viva la luce dove il presente porta morte, distruzione e oblio. Gaza Habibti siamo noi, siete voi, siamo comunità insieme.”
Secondo appuntamento con il format “Gaza Habibti“, realizzato dalla rete Bologna per Gaza per raccogliere le testimonianze di chi è fuggito dall’orrore del genocidio, e fissarle nella memoria. Nella seconda parte della puntata leggiamo un comunicato che condividiamo pienamente che parla di repressione quotidiana a Genova.

I detenuti vivono in una dimensione atemporale e sospesa, dove ogni momento è scandito dall’incessante attesa di colloquitelefonate e, soprattutto, della fine della pena. La lettura, pur essendo un potenziale diversivo dalla piatta monotonia carceraria, è spesso ostacolata dalla mancanza di spazi adeguati. Il regime speciale del 41 bis intensifica l’isolamento dal mondo esterno e rende di fatto impossibile l’accesso alle attività trattamentali come il Circolo di lettura.

Il tempo può essere un castigo quando si viene privati della libertà di disporne a piacimento, quando lo Stato rinchiude qualcuno/a in una cella e lo priva dei suoi rapporti e si prende un pezzo della sua vita. Può essere una prova molto dura, a maggior ragione quando ad affrontarla si è da soli/e. Ricevere solidarietà dall’esterno infonde una forza che può fare la differenza. Cominciare uno scambio di lettere può anche alleviare la solitudine della cella e fare sentire ad una persona che non è sola. Che sia un telegramma, una cartolina o una lettera ogni contatto con l’esterno è una piccola breccia nell’isolamento a cui vorrebbero condannare i reclusi e le recluse.
Oltre a queste considerazioni, c’è il fatto che intrattenere una corrispondenza con un recluso/a è spesso uno spunto di crescita personale e una bella esperienza.

Samah Jabr è psichiatra e psicoterapeuta a Gerusalemme Est ed è stata direttrice dell’Unità di Salute Mentale del Ministero della Salute palestinese. Samah Jabr è soprattutto un’attivista che lotta per la libertà del suo popolo. Il suo lavoro è immerso in un territorio di guerra devastato dai crimini israeliani, e proprio sulle rovine della sua terra legge i volti delle persone e delle famiglie sconvolte da massacri, genocidio e apartheid, spingendo le sue ricerche tra colonialismo e diritti umani vilipesi. Abbiamo raggiunto Samah ad un incontro a Bologna. Oggi ascoltiamo le sue parole in un’intervista che si fa testimonianza, in una testimonianza che si fa denuncia. Con voce lucida e occhio clinico ripercorre il dramma di un popolo che resiste sotto un’occupazione sanguinaria e ne ricostruisce le ferite.

Nata nel 2006 a Cosenza, l’Associazione Yairaiha Ets mette al centro la lotta per i diritti dei migranti rinchiusi nei lager di Stato e delle persone private della libertà, detenute nelle carceri del nostro paese. Oggi intervistiamo l’avv. Vito Daniele Cimiotta del foro di Marsala che ci parlerà del processo a Foggia che vede, tra le parti civili, anche la presenza dell’Associazione Yairaiha. Udienze su presunti casi di violenze e tortura di agenti penitenziari contro alcuni detenuti. L’importanza nel denunciare gli abusi ricevuti e il sostegno legale e solidale verso le vittime può aiutare a combattere questo fenomeno comune in troppi carceri italiani e a bucare il muro di indifferenza con cui il carcere, e la società che ce lo impone, vorrebbero seppellirci tutti e tutte.

Questa puntata inaugura un nuovo progetto: Gaza Habibti, un format radiofonico ideato dalla rete Bologna per Gaza. Puntata dopo puntata, il programma raccoglierà le testimonianze delle persone gazawi accolte a Bologna attraverso i corridoi umanitari. Gaza Habibti è uno spazio di coesistenza e connessione: una traccia di memoria, una voce collettiva, una geografia viva di un popolo che resiste al genocidio con amore e dignità.
È un archivio vocale che raccoglie, diffonde e custodisce le storie e le esperienze dalla Gaza ferita, per mantenere viva la memoria in un presente segnato da distruzione e smarrimento.

Dalla piccola biblioteca della Dozza ci spostiamo nei locali della biblioteca comunale Sala Borsa, dove attraverso la condivisione dell’esperienze di lettura avvenuta in carcere i volontari tentano di creare un ponte fra dentro e fuori. Da questo dialogo emerge però come la lettura cambi profondamente in relazione all’ambiente in cui si svolge: l’estrema compressione e limitazione degli spazi del carcere, oltre a influenzare in modo decisivo la vita dei detenuti, incide anche sulla possibilità di dedicarsi alla lettura e ad altre attività rieducative.
“Fuori formato. Esperienze dal Circolo dei lettori della Dozza” è un podcast di Verdiana Benatti e Alessandro Vuozzo. Hanno partecipato Rosa Ugolini, i detenuti, i volontari e le volontarie, gli autori e le autrici del Circolo dei lettori della Dozza. Produzione tecnica e montaggio di Gabriele Beretta.

Nella puntata di oggi si parla del diritto all’abitare e di cosa significhi oggi reclamare e lottare per questo diritto in chiave intersezionale e transfemminista; parleremo del picco di violenza negli sfratti avvenuti a Bologna negli ultimi mesi.

Danilo Dolci, noto come il “Gandhi della Sicilia”, fu un instancabile attivista, educatore e intellettuale engagé. Il libro di Antonio Fiscarelli pubblicato per i tipidi Castelvecchi ne ripercorre la vita, dalle prime esperienze antifasciste alla lotta per i diritti sociali nel dopoguerra, fino all’impegno contro la mafia e per la democrazia partecipativa.

E’ ancora possibile pensare dopo il genocidio a Gaza? E’ la fine dell’umanità? Quali scenari si aprono davanti a noi? Ne parliamo con Franco Bifo Berardi. In una società dove il potere è ovunque, le vittime rischiano di diventare carnefici e i carnefici di credersi innocenti. L’unica forma di resistenza è la coscienza critica, poetica e scandalosa della verità.

Oggetti: in carcere i libri, così come tutti i beni materiali, acquistano funzioni, significati e valori inattesi. Insieme ai volontari del Circolo dei lettori della Dozza entriamo dentro alla biblioteca dell’istituto penitenziario dove si svolgono gli incontri mensili con i detenuti e osserviamo la trasformazione che subiscono gli oggetti all’interno del microcosmo carcerario.

Fuori Formato: esperienze dal Circolo dei lettori della Dozza, un podcast realizzato da Verdiana Benatti e Alessandro Vuozzo.
In questa puntata ne parliamo con Verdiana Benatti, Rosa Ugolini e Fabrizio Pomes, attraverso le cui voci, a partire dal racconto dell’esperienza del Circolo dei lettori, si dipana un discorso e una riflessione critica più ampia sulla condizione della vita reclusa.

Oggi le piazze e le strade sono piene di persone che protestano contro questo massacro e a loro diciamo: lottate! Palestina libera in un mondo libero! Non è solo la Palestina ad aver bisogno di libertà, ma è anche il nostro mondo, la nostra quotidianità, il nostro futuro! Qui non è solo in gioco la libertà del popolo palestinese, ma anche delle nostre vite, del nostro futuro.

Chi si arricchisce con il genocidio in corso nella Striscia di Gaza portato avanti dall’esercito israeliano? Ne parliamo con Raffaele, attivista di BDS Italia e approfondiamo l’argomento dei boicottaggi in corso contro aziende e fabbriche che hanno le mani sporche di sangue.

E’ uscito un Decreto Ministeriale che regolamenta la creazione di case per detenuti senza fissa dimora o che non possiedono un domicilio dove beneficiare degli arresti domiciliari di cui avrebbero diritto. Vedremo se sarà il solito guscio vuoto a cui ci hanno abituato. Il Tribunale di Torino assolve tutti gli occupanti di una casa cantoniera alpina utilizzata come rifugio per i migranti che affrontano le avversità delle montagne per entrare in Francia. La giudice della Corte d’appello ha stabilito che il reato di occupazione abusiva è giustificato dallo stato di necessità. Morti invisibili per inalazione della bomboletta di gas in carcere: cosa si nasconde dietro questi “eventi imprevedibili”?

Progetto “corrispondenze“: intervista di Lucia dal femminile romano di Rebibbia. Comunicato di Antifa – Cesena sull’aggressione fascista in città e violenza psichiatrica in carcere.

Ripartiamo con la nuova stagione analizzando i dati aggiornati del ministero della Giustizia sulla situazione delle carceri del nostro paese. Verità e giustizia per Danilo Riahi, ragazzo morto di carcere nell’IPM di Treviso. Cosa succede se fondiamo la toga del giudice con il camice dello psichiatra? Ben due persone sono morte, a distanza di 48 ore l’una dall’altra, colpite dalla scarica del taser dei carabinieri, confermando ancora una volta la letalità di tali dispositivi di tortura in dotazione alle forze dell’ordine. Il suicidio annunciato di Hamid Badoui, migrante morto nel carcere Lorusso di Torino.

Informazioni utili sui luoghi di reclusione italiani, con indirizzi ed elenchi completi.

Lettere di amiche e amici in carcere per favorire rapporti di amicizia e solidarietà e per conoscere il mondo oltre quei muri raccontato da chi lo vive tutti i giorni.

Chi si arricchisce dietro massacri, controllo sociale, distruzione dell’ambiente, sfruttamento e carcerizzazione delle nostre esistenze? Chi rende odioso il presente in cui viviamo?

Reportage su carcere, immigrazione, ambiente, sfruttamento, società, giustizia,……

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