15 ottobre 2025
Mi chiamo Chiarelli Alessandro; sono nato a Roma il 07/XI/1992.
Me da piccolo mi ricordo i viaggi per stare in Calabria con nonni e parenti, i sogni che sapevano di amore e successo; come quei percorsi, quelle avventure che captano l’esistenza e ti mettono a dura prova e in un attimo sei un uomo che agisce, resiste e conquista. Quindi vi dico il giorno che ho visto mamma piangere.
Ad essere sincero non sono mai uscito dall’Italia; anche se per hobby l’ho girata quasi tutta… diciamo l’85% del territorio nazionale ho avuto il piacere di viverlo e ammirarlo. Anche se per affetto dico mamma, il profumo di asciugamani e lenzuola portatomi a colloquio, mi manca anche il traffico romano, i clackson, le urla, il quartiere… cantare le canzoni del momento in una macchina con mamma… è più che un’emozione unica.
Mi trovo ospite dello Stato da ormai 4 anni, per omicidio mi condannarono all’ergastolo in via definitiva; mi sono e continuerò a dichiararmi innocente anche tra mille anni, senza rimpianti e a testa alta.
Questa è la mia seconda carcerazione, nella prima di 2 anni sono stato a Regina Coeli e al giudiziario di Rebibbia (reparto G11). In questa ho fatto Vasto, Pescara, Teramo, Campobasso, Cassino, Frosinone, Rebibbia penale e di nuovo Frosinone.
A Teramo avevo problemi di salute e dovevo deambulare con le stampelle; mi fecero partire con tutte le stampelle per Campobasso dove in Corte d’Assise mi condannarono all’ergastolo e cominciai lo sciopero della fame (sciopero che ad oggi non rifarei). Persi tantissimo peso in un breve lasso temporale. Anche se i problemi di salute piano piano miglioravano grazie ad un dottore Romeno che al carcere era medico di guardia; tolsi una stampella e facevo il mio percorso; incontrai un uomo, anche lui di Roma come me. Alto, più di me, spalle larghe e tanti muscoli, con una faccia cattiva che scaricava i suoi problemi sfogandosi con noi detenuti, me in particolare, avrebbe dovuto starmi vicino visto il mio stato d’animo in quel periodo; (la salute, la condanna) con la lontananza da Roma, da un compagno di cella mi sarei aspettato un po’ di solidarietà, come quell’amico che avevamo in comune; che com’è partito non temevi più e ti sei venduto l’onore e la dignità, sparlandone per sentirti più grande ed avere qualche sguardo in più; vi ricordo che il timore e la paura non è rispetto. Ringrazio quell’amico. Durante questa esperienza, in questo periodo diciamo che ho capito quanto è sciacallo all’occorrenza il detenuto.
Il carcere è cambiato perché sono cambiati i carcerati. Mentre a livello di struttura la migliore è Rebibbia Reclusione. Anche Teramo è una buona struttura. Il periodo più duro è stato proprio quello di quell’uomo se così si può definire, dove si comportò male; fu il colpo di grazia dopo aver scoperto i problemi di salute, la condanna all’ergastolo. Vedere mamma a colloquio che nonostante stia a pezzi per me, trova la forza di venire a colloquio e va via con quello sguardo, quel sorriso che sta a dire tutto: (Sono qui, sono tua mamma, sono qui davanti a te per prendermi il tuo dolore). Grazie a lei e alla forza che mi trasmette, coscienza pulita e cervello sempre attivo, appeso ai sogni e alla speranza.
Non c’è solo malessere, ci sono stati anche attimi felici. Divenni zio per la prima volta il 2/07/25 di un bel maschietto. Mamma e papà non si perdono un colloquio e al prossimo dovrebbero venire con Daniele e la neomamma Denise; che ho conosciuto a colloquio e coltivata una conoscenza in famiglia tramite smartphone, chissà se piangerà il nipotino vedendomi.
Ahimé la mia passione dopo le donne sono i motori o meglio il motorsport, sport che non posso praticare da recluso. Posseggo 2 auto da competizione di famiglia per lo specifico da pista e salita; ho gareggiato in entrambe le categorie ed essendo figlio d’arte ho girato da aprile a novembre l’Italia, in auto, in camion, in camper o come capitava per andare a correre quindi mi è difficile portare avanti il tutto anche se continuo a seguire tutto il mondo del motorsport tramite la TV e qualche notizia che mi porta papà durante i colloqui. Sò che anche se non ho il fine pena potrei sbloccare qualche permesso premio e vorrei passarli con i miei genitori facendo quello che più mi piace. Sono comunque fiducioso in una revisione del processo. Sicuramente mi porterò tanta cattiveria dentro come quella che ho subito io, porterò anche tanti bravi ragazzi, sempre con me, neRcore. Sto lasciando alle spalle parecchi vizi, ho cominciato a fare attività fisica.
Non mi avete chiesto del personale sanitario nella struttura, preferisco non esprimere il mio parere; sarebbero comunque solo brutte parole, però ci sono state anche tante belle Dottoresse e infermiere, belle anche qualche psicologa ed educatrici; in particolare una professoressa di francese, che charme, che bellezza.
Ora ti saluto e spero di ricevere presto tue notizie.










