Roma – Rebibbia – 23 settembre 2025
Questa lettera è stata scritta in occasione dell’Assemblea Capitolina che il 23/9/2025 si è svolta nel carcere di Rebibbia. Lucia ce l’ha inviata perché avrebbe voluto leggerla durante questa assemblea e ci ha chiesto di leggerla in radio, ciò che abbiamo fatto con piacere.
Signore e Signori, ho solo tremiti per cercare di illustrarvi le carenze del carcere, almeno in parte, ma che voi, come assemblea capitolina, possiate, per quanto nei vostri poteri, colmare.
Chi vive da detenuto/a è privato non solo della libertà, ma soprattutto della dignità. Questa occasione è particolarmente preziosa. I riflettori sono puntati su di noi. La nostra Roma, che amiamo tanto, ci sta ascoltando!
Normalmente siamo invisibili, ospiti della discarica sociale dove ci hanno gettato e di cui tutti si vergognano.
L’Italia è membro del G7, i 7 grandi del mondo, eppure la qualità della vita nelle prigioni italiane è solo pochi gradini sopra quei carceri del terzo e quarto mondo.
Va cambiata la percezione che ha di noi la società civile, che poi tanto civile non è, dato che siamo come la polvere sotto al tappeto, nonostante gli sforzi titanici dei garanti, unici tra tutti i garanti a non aver poteri sanzionatori verso comportamenti illeciti. Le carenze dell’Istituzione carcere disattendono il dettato costituzionale dell’Art. 27. Per emendare, almeno in parte tutto ciò, cercate di restituire agli ex detenuti/e la dignità che hanno perso in carcere. Vi chiediamo di approvare la mozione che ci consenta di ottenere affitti equi e sostenibili, alloggi o, almeno un aiuto economici. Chiediamo questo perché siamo ben consapevoli che nessuno affitterebbe un alloggio ad un ex detenuto/a. Alcuni/e di noi avrebbero la possibilità di uscire di qui, ma non possono perché non hanno un tetto. Sono persone che in carcere hanno sviluppato competenze per svolgere un lavoro… ma siamo sempre lì! Chi dà un lavoro ad un ex detenuto/a?
Durante gli incontri preparatori avuti con i Sigg.ri Consiglieri, sono emerse diverse problematiche: dalla qualità e quantità di cibo somministrato, vitti speciali mancanti o insufficienti, visite mediche esterne mancate per l’eterna indisponibilità delle scorte armate preposte, la negazione del diritto all’affettività con figli e familiari, bambini in carcere assieme alle loro mamme, alla burocrazia ottusa, cristallizzata e asfissiante, la cui spina dorsale sono foglietti stampati, retaggio dell’altro secolo, per mezzo dei quali è consentito presentare istanze per qualsiasi cosa, istanze il più delle volte bocciate, anche se lecite. Da noi prevale il “No!”, seguito dal “Perché no!” se solo se ne chiede la motivazione. E’ una infantilizzazione inaccettabile.
Voi, come assemblea capitolina non potete fare i miracoli per cambiare questo status quo, ma è nelle vostre competenze aiutarci per migliorare la qualità della nostra vita, dentro e fuori dal carcere. Potete essere il nostro megafono per svelare ai più questo nostro mondo fatto di malattie, dipendenze, indifferenza, ritardi, ignoranza, povertà economica, disperazione, discriminazione, sopraffazione.
Daniela Zucconelli ha subito tutto questo, ma dal 4/9 scorso è uscita da tutto ciò, perché si è tolta la vita.
Roma – Rebibbia – 7 settembre 2025
…Questa è una comunicazione triste ma indispensabile. Giovedì 4/9 si è suicidata Daniela Zucconelli, vittima dell’indifferenza delle istituzioni. Vorrei solo che non fosse un numero nella statistica governativa. Un numero in più nei suicidi e uno in meno nelle migliaia di suicidi sventati ogni anno.
Per il resto qui si resiste, almeno per quello che mi riguarda. Non glie la do vinta. Sono come Rosa Roisinblit (non so se ho scritto bene il cognome), la leader delle nonne di Plaza de Mayo che è morta in questi giorni a 106 anni. Io, che ne avrò 70 a dicembre, spero di avere altrettanta voglia di resistere.
Un abbraccio. Lucia










