Solidali verso chi lotta e protesta contro gli eserciti. Solidali verso gli attivisti colpiti dalla repressione delle questure.

Pubblichiamo e diffondiamo un articolo ricevuto da Cagliari dove si parla di quotidiana repressione contro il dissenso verso le esibizioni dell’esercito italiano su terra sarda.
PARADOSSI
Il 10 Maggio si è tenuta a Cagliari una manifestazione contro l’operazione militare Joint Stars e contro le sue finte attività benefiche (screening pediatrici e simili sponsorizzati Leonardo e RWM) che tanto sanno di presa per i fondelli e becera propaganda. Inoltre il corteo ed il successivo presidio non hanno dimenticato la questione Palestinese sempre più grave e sempre più urgente viste le attività genocide israeliane. Durante il presidio un gruppo di manifestanti ha deciso di spingersi verso l’ingente cordone a difesa delle navi da guerra ormeggiate in porto:polizia che difende militari! Il copione è stato il solito: spintoni, manganellate e… un petardo. Un piccolo scoppio che al momento potrebbe spaventare ma che in realtà non colpisce nessuno come evidenziato dai sempre purtroppo innumerevoli video. Un petardo spaventa ma a quanto pare migliaia di bombe su civili innocenti no. Il resto della manifestazione procede tranquillo e cala la sera. Il 14 Maggio scatta il paradosso. La Digos si presenta a casa di un compagno per una perquisizione che poi si estende anche all’Officina autogestita Kasteddu che lui frequenta con la motivazione, stando al mandato, di aver lanciato il famoso petardo. La perquisizione consente agli sbirri di sequestrare tutto il materiale da corteo presente come striscioni, fumogeni, non a caso a pochi giorni dai cortei previsti per il 2 e il 14 Giugno, e regala al compagno un tour tra questura e scientifica da cui uscirà solo a sera inoltrata. Ora resta questo paradosso in cui un petardo diventa oggetto di indagine, quasi il fulcro di una giornata di lotta, mentre le bombe e le esercitazioni sono una situazione normalizzata. O vista da un’altra parte: un petardo scuote le istituzioni democratiche più delle bombe, che esplodano a Teulada o Gaza. La Sardegna come sempre resta terra di addestramento militare. Un comparto bellico che in questi tempi di guerra continua a macinare denaro e si comporta come l’industria compradora che finanzia attività benefiche a fronte delle morti per inquinamento. Andargli contro significa urlare la propria rabbia contro le politiche di guerra che stritolano sempre più le popolazioni civili e distruggono quel poco che resta del famigerato “pubblico” sia esso rappresentato dall’assistenza sanitaria o dall’istruzione. Dimostrare il proprio dissenso significa non essere complici della morte che padroni e militari spargono per il globo. Un petardo, in una situazione così paradossale, forse rappresenta lo spavento che ci sveglia, chissà. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che siamo vicini, solidali e complici con il nostro compagno e che siamo e saremo sempre dalla parte di chi lotta.
Cassa antirepressione sarda
Officina Autogestita Kasteddu












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