Una rubrica per sostenere le lotte dentro, per portare dentro notizie da fuori, per dare voce allx prigionierx.
Aggiornamenti, approfondimenti, letture e riflessioni contro guerre, frontiere e galere.
- AGGIORNAMENTI SU UNA LOTTA ANCORA DA FINIRE CONTRO 41BIS ED ERGASTOLO

In questa puntata de La Bandita condivideremo un importante aggiornamento sul processo a Bologna per la mobilitazione contro il 41bis e l’ergastolo ostativo che vede coinvoltx sei compagnx. L’8 aprile è stato reso noto che sono stati accolti tutti i testimoni presentati dalla difesa, tra cui Alfredo Cospito! Durante la prossima udienza (18 maggio ore 9) potrebbero essere sentiti tutti i testimoni e quindi anche Alfredo. Seppur da una squallida aula di tribunale e in videoconferenza, sarà comunque un’occasione per fare uscire la voce del compagno da quella tomba per vivi chiamata 41bis in cui è sepolto da quasi 4 anni. Leggeremo inoltre la dichiarazione portata in aula dai compagnx durante la prima udienza del processo, seguita da un breve aggiornamento sul piano kairos, il progetto governativo di potenziamento del carcere duro che pare stia trovando nuovo slancio nello stato di permanente preparazione alla guerra. Infine un saluto a Sara e Sandro, due parole sui fermi preventivi durante la commemorazione ai compagni e sul corteo che si terrà oggi 18 aprile a Roma. Tuttx liberx.
Sabato 18 aprile alle 17:30, Mezz’ora d’aria, sulle frequenze di Radio Città Fujiko 103.1
- CONTRO IL 41BIS, AL FIANCO DI CHI LOTTA

Nella puntata di oggi ripercorreremo la mobilitazione a Bologna in solidarietà alla lotta di Alfredo Cospito contro la tortura del 41bis e la repressione che ne è seguita, per difendere le nostre pratiche e rilanciare la solidarietà in vista della prima udienza del processo che si terrà il 18 marzo, e per rimettere al centro una lotta anticarceraria ancora da finire.
Sabato 14 marzo alle 17:30 sulle frequenze di Radio Città Fujiko, FM 103.1
ISOLAMENTO È TORTURA
ALFREDO LIBERO, TUTTX LIBERX

- SUI MURI DI NAPOLI UNA DENUNCIA RISPETTO LA SITUAZIONE ALL’INTERNO DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO


Riceviamo e diffondiamo il testo di questi manifestini comparsi su alcuni muri della città di Napoli.
Da anni il punto di sfogo del sistema di repressione e di coercizione umana è individuato, dalle autarchie di tutto il pianeta, nel mondo carcerario. Le maggiori ingiustizie sociali, le più forti forme di coercizione psicologica, e la più raffinate e subdole forme di intrusione nella mente umana, vengono sperimentate all’interno delle carceri. La disgregazione umana assurge a metodo di controllo e di repressione, non sempre direttamente percepibile dal detenuto e, circostanza ancora più grave, quasi mai percepita dal mondo esterno.
In questo solco sembra avviarsi il nuovo Direttore del Penitenziario di Secondigliano che, con una logica costrittiva e restrittiva, in poche settimane si è subito fatto conoscere dalla popolazione detentiva. In verità la conoscenza fisica di questa persona non si é ancora avuto il piacere di farla, perché da buono soggetto autoritario non ha inteso nemmeno presentarsi a i detenuti. Nessun giro di conoscenza per i reparti, nessun comunicato, nessuna forma di contatto con i detenuti. Quello in cui si è tanto profuso, invece, è nella emissione di numerosi ordini restrittivi che hanno notevolmente aggravato la situazione detentiva:
– diminuzione delle telefonate agli avvocati, con notevole detrimento del diritto alla difesa dei detenuti;
– chiusura anticipata dei blindi delle celle;
– limitazione delle ore di accensione dei termosifoni;
– limitazione sui cibi in ingresso portati dai familiari dei detenuti;
– eliminazione di molti prodotti alimentari prima distribuiti con il normale vitto;
– forte diminuzione dei corsi di formazione e di ingresso degli assistenti volontari, elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella vita esterna.
Tutto questo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’Ordinamento Penitenziario che però molto spesso e in senso unico. Ed invero, risulta che molte delle norme regolamentari dell’Ordinamento non vengano rispettate dall’amministrazione detentiva:
– non viene mai rispettato il menù ministeriale;
– non sono rispettati i diritti dei detenuti in relazione alle visite dei familiari, visto che in alcuni casi anche conviventi dei parenti (soggetti riconosciuti dalla normativa vigente come parenti ormai a tutti gli effetti) non sono ammessi a colloquio diretto;
– non viene fornito il giusto quantitativo di derrate alimentari, né la qualità prescritta ex lege. Molto spesso il vitto é cosi scadente da non poter essere consumato e, sempre altrettanto spesso, i detenuti sono costretti a rimandare indietro la frutta marcia che nemmeno gli animali mangerebbero;
– è notorio che i controlli sanitari dell’ASL vengono preannunciati e, di conseguenza, le ore precedenti a tali accessi sono dedicate alle “grandi pulizie” e le derrate alimentari vengono sostituite con quelle di migliore qualità;
Rilevato che il detenuto, per I’alimentazione, costa allo Stato meno di €3,00 cadauno al giorno, mentre in totale dovrebbe costare circa €150,00 al giorno, alcune domande si pongono:
– che tipo di prodotti potrà essere mai fornito a questo prezzo se non uno scadente?
– come fa a costare €150,00 al giorno un detenuto a cui non vengono forniti nemmeno i servizi primari quali la sanità: un medico non & quasi mai presente, un accertamento medico e radiografico é assolutamente un miraggio, visite specialistiche vengono effettuate solo saltuariamente e senza un criterio logico, i medici privati personali praticamente sono banditi ed esclusi dal carcere anche se disponibili a sottoporsi a tutti i controlli necessari.
Questa situazione genera la più grande delle domande:
* dove sono i fondi che lo Stato destina alle carceri e che ammontano a 3,5 miliardi di Euro all’anno?
Dove sono i fondi destinati all’alimentazione (almeno minimamente sana dei detenuti) visto che mangiano solo prodotti comprati a proprie spese con il sopravvitto, memori del fatto che dalle ricerche effettuate il vitto non solo é scadente, ma addirittura DANNOSO.
Pertanto, si CONDANNA il comportamento autoritario e REPRESSIVO del nuovo DIRETTORE DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO che non ha nessuna volontà di confronto con i detenuti e che, sicuramente, comporterà un inasprimento delle condizioni di vita di questi ultimi. - UNA LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI CATANIA

Una lettera di Luigi del 7 febbraio dal carcere P.zza Lanza di Catania.
Carx tuttx, il carcere è una struttura patriarcale, volta a punirti e rieducarti. Ce lo ricordano le celle sempre chiuse, la pericolosità sociale che ci affibbiano, gli assistenti/secondini, la conta, le perquisizioni. Di fatto i nostri corpi “appartengono” allo Stato e noi, anche dentro la cella siamo “sotto perquisizione” quando vogliono. Questo è un luogo dello Stato, la cella è considerata “un luogo pubblico”. E quindi, nonostante ci viviamo noi, anche “il nostro armadietto” gli appartiene. Proprio come in Palestina, una prigione a cielo aperto, o una piazza militarizzata, o una cella, lo stato capitale e patriarcale è il padrone. Non è un caso che a volte il nome del carcere viene dalla piazza in cui è ubicato, o dal quartiere. Ed in ogni città si può facilmente fare “analogie” con quartieri dove le guardie possono fare il bello e il cattivo tempo. Parlando di esempi esplicativi, non vi è differenza di “agibilità” per guardie e/o guardiani tra Piazza Maggiore, la Stazione, il Pilastro ed il carcere della Dozza. Sembrerebbe tutto perduto, ma qualcosa gli sfugge al capitale ed ai suoi sgherri. Sono gli spazi occupati e autogestiti. Penso al “Mercatino Senza Chiedere Permesso”, all’esperienza della Laboratoria TFQ” che aveva ridato vita ad uno spazio vuoto, ad XM24, o ai posti ancora “occupati” o “liberati” come la Palestra L.U.P.O. a Catania, La Vampa a Napoli, il Bencivenga a Roma e tanti altri spazi in lotta contro il Nulla che avanza, che lottano per un mondo senza galere, senza frontiere. Un mondo senza esclusione. A tuttx quellx che sia collettivamente, sia individualmente, sottraggono spazio alla repressione ed al controllo dello Stato capitale e patriarcale, tutta la mia solidarietà! Viva gli spazi autogestiti e occupati! Sono il contrario della galera, sono libertà! Dalla Palestina occupata, ad ogni spazio liberato da ogni autorità.
TUTTI LIBERI. TUTTE LIBERE
FREE GAZA
Ringrazio lx compagnx per lo spazio, un abbraccio da un pezzo di popolazione detenuta!
ALFREDO LIBERO, NADIA LIBERA, STECCO, ANNA, GHESPE, BAK, JAUN LIBERX! TUTTX LIBERX!
Oggi, martedì 10 marzo, si terrà il processo che vede imputato Luigi e altre 15 persone, – di cui altre due in stato di detenzione – tutte appartenenti all’area libertaria e anarchica, per i fatti avvenuti a Catania il 17 maggio. Le accuse sono pesanti, si va da “resistenza e lesioni aggravate” al ben più grave “devastazione e saccheggio”, che prevede pene fino a 15 anni.
Ma cosa è successo a Catania il 17 maggio dello scorso anno? È successo che un corteo chiamato dalla rete no-ddl sicurezza di Catania si è acceso di rabbia all’altezza di Piazza Lanza, di fronte ad un carcere dove solo pochi giorni prima si era consumato l’ennesimo suicidio di Stato e in cui, solo pochi giorni fa, una rivolta avrebbe distrutto e reso inagibile l’intero reparto di isolamento del braccio Nicito.
Solidarietà alle persone arrestate e inquisite per l’operazione Ipogeo e carnevale No Ponte e a tuttx le rivoltosx! Luigi e Bak liberi! Palestina libera! Tutti e tutte libere!
Per scrivere allx compagnx:
Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale piazza Vincenzo Lanza n° 11
95123 Catania (CT)
Gabriele Maria Venturi
C/o casa circondariale via Appia n°131
72100 Brindisi












