Una rubrica per sostenere le lotte dentro, per portare dentro notizie da fuori, per dare voce allx prigionierx.
Aggiornamenti, approfondimenti, letture e riflessioni contro guerre, frontiere e galere.
- CIAO ANNA!

Questa notte Anna Cipriani, che in moltx hanno avuto modo di conoscere in diverse occasioni tra cui le presentazioni del libro del figlio Claudio, è venuta a mancare in ospedale a Napoli.
Abbiamo percorso con lei un pezzo profondo e importantissimo, reciprocamente l’una a fianco all’altra anche nei momenti più duri, inclusa la repressione dex compagnx.
Ce la vogliamo ricordare come era: forte, energica e divertente, con il suo sguardo e battute a volte taglienti a mettere un po’ di pepe alle nostre discussioni.
La ricordiamo con l’affetto infinito di chi si era fatta adottare da lei e come una compagna che aveva scelto da che parte stare.
La nostra vicinanza a Diego e Claudio, al quale vi invitiamo a scrivere per fargli sentire tutto il nostro calore oltre le maledette sbarre:Claudio Cipriani c/o C.C. Secondigliano via Roma verso Scampia 350 80144 Napoli
Ciao Anna, sempre con noi
Le compagnehttps://nextstopmodena2020.noblogs.org/2026/08/01/ciao-anna/
Qui la puntata di Ponte Radio dove Anna ha preso parola (minuto 35.25) - PAROLE PRATICHE

In solidarietà allx compagnx anarchicx arrestatx il 16 giugno 2026
All’alba di martedì 16 giugno l’ennesima operazione repressiva antianarchica, diretta stavolta dalla procura e dalla Digos di Roma, ha portato alla perquisizione di varie case di compagnx e spazi occupati in tutta la penisola, da Bologna a Roma, Torino, Napoli e Forlì. Oltre alle perquisizioni sono state applicate cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazioni.
L’accusa contestata è l’ormai nota “associazione con finalità di terrorismo” (art. 270 bis). Per due dex sette compagnx si aggiunge inoltre l’accusa di sabotaggio alle linee dell’Alta Velocità sulla tratta Roma-Firenze, in riferimento ai fatti dello scorso 14 febbraio. In quell’occasione la devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come olimpiadi invernali, coincise con una serie di sabotaggi in varie parti della penisola, tra cui quello contestato in questa operazione.
Ad altri due compagni, tratti in arresto a seguito delle perquisizioni, è contestato inoltre il possesso di alcuni opuscoli. L’accusa è quella di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo” (art. 270 quinquies-ter), il cosiddetto “terrorismo della parola”, nuova fattispecie di reato entrata in vigore nel 2025 con l’ultimo pacchetto sicurezza.
Inoltre, a seguito di questa operazione è stato sgomberato il Bencivenga, spazio occupato attivo da venticinque anni a Roma.
Vogliamo esprimere con amore e rabbia la nostra incondizionata solidarietà a tuttx lx compagnx incarceratx, colpitx dalle misure cautelari, indagatx, perquisitx, sgomberatx, cogliendo l’occasione per dar voce ad alcuni pensieri su questa ennesima operazione e il contesto in cui avviene.
L’articolo 270bis è ormai il dispositivo principale con cui lo stato, in difesa di sé stesso e del suo ordine democratico, colpisce il mondo anarchico.
Un ordine democratico basato sulla divisione razzista, classista, patriarcale della società. Un ordine democratico fondato su guerre e genocidi, realizzati in un altrove abbastanza lontano -come quello palestinese- così da non perturbare la finta pace sociale.La distruzione e lo sterminio, però, nascono proprio qui, nei territori che abitiamo, prodotti all’interno delle fabbriche di armi e organizzati attraverso politiche belliche e di riarmo. Parallelamente, in questi altrove lontani, dispositivi repressivi, di controllo e sorveglianza vengono sperimentati, per poi essere importati e applicati nel nostro caro occidente.
La violenza del famoso ordine democratico si manifesta con pratiche e meccanismi differenti: le frontiere che qualcunx può attraversare liberamente sono linee di morte e di respingimento per altrx, le città e i luoghi che abitiamo ospitano carceri e cpr, caserme, questure, basi militari e luoghi di sfruttamento e oppressione. L’ordine democratico si nutre della devastazione del mondo animale e vegetale. Esso quotidianamente produce e riproduce relazioni umane forgiate dalla violenza strutturale del colonialismo, del razzismo, del patriarcato e del classismo. Un ordine che vorrebbe ogni essere vivente fondamentalmente isolato e anestetizzato.
Di fronte a tutto questo, chi non vorrebbe sovvertire lo stato e il suo ordine democratico?
È chiaro che allo stato fa paura che a lottare contro tutto ciò non ci sia lo specchio di sé stesso, ovvero delle presunte associazioni, organizzate, muscolari e gerarchiche, ma delle individualità che credono e vivono per la libertà e l’anarchia.L’introduzione dell’art. 270 quinquies-ter è l’ennesimo tassello che si aggiunge ai dispositivi di repressione. Un chiaro segno dei tempi, in cui la sola espressione di ideali di libertà o il rinvenimento di un testo scomodo allo stato, sono sufficienti per costruire operazioni, agitare lo spauracchio del terrorismo interno, ingabbiare e reprimere. Lo abbiamo già visto con la repressione che si è abbattuta nei confronti della resistenza palestinese e delle manifestazioni in solidarietà ad essa. In particolare ci riferiamo alla condanna del prigioniero Ahmed Salem per questa stessa accusa di “terrorismo della parola”, comminatagli sulla base di alcuni video provenienti da Gaza rinvenuti nel suo cellulare, ma in fin dei conti fondata principalmente sul fatto che fosse palestinese. Così come, prima di lui è avvenuto, per altre persone inserite nel calderone del cosiddetto “terrorismo di matrice islamica”.
Tutto questo ci dice quanto può alzare il tiro la macchina della repressione, che vorrebbe convincerci che lottare abbia un costo troppo alto, dissuadendoci dal farlo o semplicemente controllando le esistenze di chi ritiene nemico del suo ordine.
Ma le lotte sono incontrollabili. Esistono ancora cuori coraggiosi che non solo con le parole, ma anche con l’azione diretta lottano per la libertà. Così è stato per il sabotaggio della linea AV a febbraio di quest’anno. Chiunque sia statx, ha compiuto un gesto necessario per opporsi alla guerra, basti pensare all’accordo inerente la logistica bellica tra la Leonardo e RFI, e alla devastazione che in quel momento trovava espressione concreta nelle olimpiadi invernali.
Il legame tra pensiero e azione, fondamento della tensione anarchica, è ciò che lo stato teme e che, ancora una volta vuole colpire, tentando di isolare e stigmatizzare le pratiche “terroristiche” da quelle del “legittimo dissenso”. Questo modus operandi, fondamento dell’agire repressivo, ha toccato il suo massimo apice con la morte di Sara e Sandro, avvenuta in un casolare di Roma il 19 marzo a seguito dell’esplosione di un probabile ordigno. Lo stato infatti, con i suoi scribacchini pennivendoli, ha tentato in ogni modo di isolarlx, di stigmatizzarlx e delegittimarne la memoria, proprio a causa delle circostanze in cui la loro morte è avvenuta. A differenza di quanto lo stato avrebbe voluto, intorno ax due compagnx cadutx, si è stretto invece non solo l’intero movimento anarchico, ma ben oltre. A testimonianza del fatto che ci sono idee e pratiche proprie di un bagaglio di lotta e di giustizia che ha un orizzonte ben più esteso di quello che lorsignori vorrebbero. Non è dunque un caso che la richiesta di custodia cautelare dex 7 compagnx indagatx per 270bis è giunta alla gip un mese dopo la morte di Sara e Sandro.
E sempre non a caso, l’esecuzione delle misure cautelari avviene nello stesso periodo in cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma è stato chiamato a esprimersi in merito al rinnovo della detenzione in 41bis ad Alfredo Cospito per ulteriori due anni. Sappiamo bene come ogni operazione prepari il terreno alla successiva, e sia funzionale a legittimare ulteriormente le misure applicate allx compagnx già prigionierx dello stato.
Ma se la loro carta di oggi farà la loro carta di domani, è bene che sappiano che la nostra solidarietà, quella di ieri come quella di oggi, sarà il motore della nostra solidarietà di domani, e di sempre. E la migliore solidarietà che possiamo portare, oltre a stringerci allx nostrx compagnx e supportarlx, è continuare nelle lotte.
COMPLICI E SOLIDALI CON BIBI, ARNAU, NICO, STE, MICOL, PIETRO, TONY, GIULIA e LUNA.
TUTTX LIBERX!
Compagnx da Bologna e dintorni
- LA PAROLA AD ALFREDO!

Diffondiamo da Brughiere:
Trascrizione della testimonianza. Bologna, 18 maggio 2026Qui in versione pdf
In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx, imputati per una serie di episodi inerenti la mobilitazione contro il 41 bis e l’ergastolo, tra i testimoni della difesa è stato ascoltato Alfredo Cospito, in video collegamento dal carcere di Bancali.Per poter rendere meglio leggibili le preziose parole di Alfredo e poterle diffondere anche fuori da quell’aula, abbiamo ridotto al minimo tutti gli interventi dellx altrx interlocutorx.
Anarchicx
/Alfredo inizia con la richiesta che gli venga ridato il foglio con i suoi appunti sequestratogli dai secondini prima di entrare in collegamento. La giudice, dopo aver chiesto al secondino se il sequestro fosse dovuto a disposizioni interne connesse al suo trattamento carcerario e ottenendo in risposta un imbarazzante silenzio, accoglie la richiesta di Alfredo e chiede alla guardia in questione di farglielo riavere trattandosi di suoi appunti per la testimonianza. Di fatto però gli appunti non gli verranno ridati./
/L’avvocato dei compagnx imputatx spiega ad Alfredo che è stato indicato come testimone della difesa in questo processo, poiché le sue condizioni detentive e la sua protesta hanno creato un acceso dibattito pubblico e i fatti contestati aglx imputatx attengono a manifestazioni di vicinanza e solidarietà nei suoi confronti. Pertanto gli farà alcune domande relative appunto alla sua condizione detentiva e allo sciopero della fame da lui intrapreso./
/- Da quanto tempo è detenuto e in quale regime?/
Sono detenuto dal 2011 ma sono quattro anni, scattati proprio adesso, di 41 bis.
Diciamo che nella mia vita ho fatto varie forme di carcere, dal carcere normale, all’Alta Sicurezza. Il 41 bis è l’ /“abiettizzazione”/ del carcere, qui ne ho visto l’essenza stessa, con il tentativo di annientare l’individuo tagliando ogni tipo di comunicazione.
Nell’Alta Sicurezza sono stato a Ferrara e poi a Terni.
Nel 2022 vengo direttamente trasferito qui a Sassari, in 41 bis.
/- Decide in quel momento di intraprendere lo sciopero della fame?/ /Per quale motivo?/
Certo, quasi immediatamente.
Per spiegare le mie motivazioni, innanzitutto vorrei dire una cosa, secondo me, inerente alla domanda che mi ha fatto. In questo momento per me è abbastanza emozionante essere qui, perché l’ultima volta che mi hanno tolto la mordacchia, la benda, è stato un anno e mezzo fa, quando ho potuto vedere delle facce amiche di compagni, perché qui l’isolamento è costante. Un anno e mezzo fa da quella parte c’era Sara e c’era Sandrone, che sono morti, e proprio questo isolamento non mi permette neanche di dare la mia solidarietà a tutti quei compagni che amavano Sandrone e Sara quindi do tutta la mia solidarietà a questi compagni. È l’unico modo, per esempio, che ho di esternare questo, perché qui l’isolamento è totale, assolutamente totale. Per esempio nel 41 bis ci sono delle sezioni di quattro persone, di quattro celle isolate. Ci sono persone che hanno ergastoli ostativi qui dentro che, per anni e anni, non vedono più l’erba, un albero, è realmente una cosa abbastanza traumatizzante, ma la cosa che mi ha fatto veramente iniziare lo sciopero della fame è che questa specie di stato di eccezione che è il 41bis sta diventando veramente regola… uno strumento nelle mani dello Stato. Per capire perché ho iniziato lo sciopero della fame, bisogna capire, avere una minima idea di cos’è questo sistema carcerario.
Per farvi un’idea: in questo momento, soltanto per venire in questa cella ho dovuto attraversare dei corridoi, come nel Miglio Verde, dove c’è la guardia che urla “Uomo morto che cammina”. La stessa cosa è qui, mentre cammino nel corridoio che è nello sprofondo, sotto il livello della terra, le guardie che stanno affianco a te urlano “Prima, seconda..” perché tu mentre attraversi il corridoio non devi vedere nessun essere umano, nessuno ti deve parlare. Ci sono sezioni di un isolamento mai viste in vita mia, in tutta l’esperienza carceraria che ho fatto. Ogni sezione è di quattro sole celle e tu puoi avere rapporti soltanto con quattro persone quando vai all’aria. L’aria è una vasca di cemento con delle sbarre di ferro che non vedi neanche il cielo. Di solito le persone che sono al 41 bis dopo tanti anni sono delle persone alienate, non hanno più voglia di parlare, neanche più escono dalla prigione. La cosa che mi ha veramente colpito e mi ha portato a fare lo sciopero è vedere le persone qui dentro per le quali veramente l’ergastolo è ergastolo. Sono persone che da vent’anni, qui dentro, davvero non hanno mai visto un albero, non hanno mai visto un filo di erba. È una sensazione realmente terrificante, la censura è totale; nel mio caso la censura, il senso del 41 bis, è proprio non farti parlare, non farti scrivere e neanche leggere. Ovviamente devo fare processi e processi per avere un libro. Addirittura per sentire la musica ci ho messo due anni ad ottenere, attraverso dei processi, la possibilità di avere un lettore cd. La musica che ascolto tentano di bloccarmela perché dicono che è contro il patriarcato, che sono canzoni che esaltano il femminismo quindi fanno ricorsi e ricorsi per non farmi ascoltare musica o farmi leggere libri.
/- Senta quanto è durato il suo sciopero della fame?/
Credo il mio sciopero della fame sia durato mesi, esattamente centosessanta giorni [/in realtà è durato dal 20 ottobre 202//2//al 19 aprile 2023, quindi circa centottanta giorni/].
Dopo un bel po’ sono stato portato a Opera, per le mie condizioni di salute, perché lì c’è un reparto medico. Lì mi sono reso conto della situazione. Era pieno di persone anziane, quasi tutte con l’Alzheimer che non si ricordavano neanche chi erano o dove si trovavano, tutte in 41 bis, che andavano in giro con la carrozzella, con il catetere, si pisciavano e cagavano addosso.
Però capiamoci, se volete realmente sapere le motivazioni dello sciopero io avevo addosso la quasi certezza dell’ergastolo ostativo e grazie alle manifestazioni dei compagni fuori e alla loro mobilitazione in qualche modo sono stati costretti a togliermelo, perché era veramente assurdo.
Mi avevano dato l’ergastolo per una serie di attentati dimostrativi.
La cosa che mi ha più motivato e mi ha fatto rischiare la vita sino quasi alla fine è stato che loro vogliono estendere e rendere questo stato di eccezione una regola. La militarizzazione in questo periodo di guerra veramente si vede in modo lampante qui e la volevano estendere oltre. Già ci sono dei compagni delle Brigate Rosse, tre compagni al 41, però volevano estenderlo al movimento e hanno iniziato con me, con l’anarchico, perché è più facile poi, una volta che mettono me, iniziare ad allargare. Quindi, mi sono detto, “È sopravvivenza”, ho cercato di bloccare questo processo che era iniziato e in quel momento lì mi è sembrato si fosse bloccato, effettivamente lo è.
Adesso il 41bis rimane con le restrizioni che ha, però ultimamente ho visto aumentare il numero delle persone che entrano qua dentro per motivi anche abbastanza futili, ho visto persone entrare perché avevano nell’Alta Sicurezza il telefonino o… non ci sono più quei “boss” che c’erano prima.
/- Successivamente allo sciopero della fame, ha potuto notare un ulteriore irrigidimento nelle condizioni detentive?/
Allora secondo me ci sono state sicuramente delle ritorsioni. Però durante il periodo dello sciopero queste ritorsioni si erano allentate. La posta mi arrivava a frotte, ma lì dipende all’attenzione dei media.
Ci sono stati tanti fenomeni all’interno del 41 bis che ho notato, legati anche alla mia lotta.
La prima cosa di cui mi sono reso conto è l’influenza che questo governo, attraverso Delmastro, ha avuto rispetto sia alla volontà del DAP che alla direzione del carcere. Per esempio sapendo che dovevano venire dei parlamentari a incontrarmi, nella loro ottica miseramente politica, per usare il 41bis come loro strumento, qualche giorno prima che questi parlamentari arrivassero mi hanno trasferito in un’altra sezione dove c’erano dei boss, così poi potevano rinfacciarmi questa cosa, perché dove stavo prima io c’erano persone che avevano una caratura molto molto minore.
Poi grazie all’aver incontrato questi personaggi -tra i primi ad entrare al 41bis- mi sono reso conto che il 41bis, almeno agli inizi, non è servito tanto per non far comunicare i prigionieri con l’esterno, ma per zittire quelle persone che hanno avuto rapporti con lo Stato italiano in passato, con cui hanno fatto accordi, accordi che sono stati spesso non rispettati e adesso li hanno seppelliti qui dentro per non farli parlare.
Ho iniziato lo sciopero della fame quando mi sono reso conto del meccanismo assurdo in cui mi trovavo che, oltre ad essere liberticida, usa le persone come strumenti politici per dare addosso a una corrente o all’altra… insomma il motivo è questo.
/- Vorrei chiederle se lei attualmente riceve lettere o può scrivere lettere./
In questo momento non ricevo più lettere. Una volta mi venivano notificate, sequestrate e non date, adesso invece non mi vengono neanche più notificate, spariscono. Sono certo che arrivano ma non… eh, sono tipo mesi che non ne ricevo. Adesso ne ho ricevuta una dell’altro anno, dicembre del 2025.
/- Per quanto riguarda la possibilità di lettura, lei ha fatto delle richieste e le sono stati negati dei libri, anche quelli indicati nella lista da cui potrebbe attingere? //Q//uesto, diciamo, è un fatto che io conosco perché è stato res//o pubblico./
Ecco questo non lo sapevo grazie… perché l’isolamento qui dentro è notevole.
Sì i libri ultimamente mi vengono bloccati.
Allora vi spiego, qui c’è la possibilità di avere libri dalla biblioteca, la piccola biblioteca di sezione del 41bis, quelli mi vengono dati.
Poi, dopo qualche anno, sono riuscito a ottenere anche la possibilità di usufruire della biblioteca centrale del carcere. Ho avuto due volte libri da questa biblioteca, dopodiché le mie domande non sono state più soddisfatte, sono state ignorate, infatti ho fatto causa.
Quando compro dei libri ogni tanto mi vengono bloccati, ad esempio ultimamente mi hanno bloccato un libro sulla meccanica quantistica, uno sulle sette eretiche dell’inizio del cristianesimo. Sembrano delle ripicche, però fanno da scarica barile: il comandante dice che la colpa è della direttrice, la direttrice probabilmente dirà che è il DAP, quindi non si sa. Posso dire che secondo me chiaramente sono ritorsioni, posso dire che non hanno voglia di comprarli, però in realtà i libri qui vengono comprati. L’obiettivo è quello di sfiancarti, di isolarti totalmente, hanno iniziato col tagliarmi totalmente qualunque tipo di comunicazione con l’esterno e adesso addirittura cercano di impedirti di leggere libri. Devi stare lì davanti al televisore come un idiota 24 ore su 24 o usufruire dei libri della biblioteca che sono pochissimi. Anche quando chiedi qualcosa al tribunale di sorveglianza, che poi alla fine dopo tanto, un anno o due riesci a ottenere, certe volte non vengono neanche rispettate le cose del tribunale. Ho dovuto lottare quattro anni per ottenere l’abbonamento a “Le Scienze”. Però questo è parte di quel meccanismo di isolamento che per me è importante, è fondamentale rispetto a questo tipo di carcerazione che ha come obiettivo la tortura.
Qui dentro le persone sono messe semplicemente per farle parlare quindi devono essere torturate in questo modo qui, è una cosa che è riconosciuta anche dall’Unione Europea a quanto pare.
Sono delle leggi speciali fatte in un determinato periodo che adesso stanno diventando regola. E la motivazione è che in determinati momenti una democrazia tenderà a diventare più democratura perché queste leggi stanno iniziando ad essere adottate. L’hanno messa nei miei confronti, l’hanno messa in passato nei confronti dei compagni delle BR, poi inizieranno a portare quelli dell’Alta Sicurezza qui, stanno iniziando a costruire carceri in Sardegna, Sardegna già militarizzata, vogliono costruire altri 41. Quindi è come un cancro all’interno. Anche gli stessi giuristi, io non credo a quel tipo di… però anche gli stessi giuristi lo dicono che il 41bis è un’anomalia che sta dirompendo. E il mio sciopero della fame è stato un modo di attirare l’attenzione. Mi dispiace che molti compagni adesso stanno scontando e rischiano mesi e mesi di galera, anni di galera, però penso realmente ne valga la pena rispetto a quello che lo Stato sta facendo, è un punto veramente importante perché è un’arma micidiale in mano ad uno Stato. Qui dentro per esempio la foglia di fico della Costituzione, della democrazia di diritto, non esiste. Qui cos’è la democrazia, è chiaro, lampante, è una questione di forza, il più forte vince su quello più debole. Qui non hai diritti, hai soltanto proibizioni e anche quei pochi diritti che hai non vengono neanche rispettati perché si attaccano alla burocrazia…
Per esempio adesso per vietarmi la lettura dei libri si stanno inventando che devono controllare i libri, ma sono i libri che vanno a comprare loro, perché qui libri per posta non se ne possono ricevere, quindi sanno benissimo che i libri che comprano loro stessi in libreria non hanno messaggi dentro, semplicemente serve a fiaccare. Poi chiaramente c’è uno scontro tra me e l’istituzione, il DAP e anche questo governo che chiaramente fa in modo che ci siano delle ritorsioni, delle pressioni… Questo governo e sicuramente quello che viene dopo, perché nessuno mette in discussione il 41 perché è fondamentale.
Scusate la confusione però non avendo il foglio… che dopo un po’ il 41 ti rincoglionisce, perché l’isolamento dopo un po’… parli sempre delle stesse cose…
/- Lei ha percepito che le manifestazioni di solidarietà dall’esterno abbiano portato in qualche modo un contributo anche all’interno e anche alla sua condizione?/
Sì, nel mio caso posso dire tranquillamente che mi ha salvato la vita. Adesso ho un fine pena pena che sarà quando avrò 72 anni. Se non c’era tutta quella pressione fuori mi avrebbero tranquillamente confermato l’ergastolo ostativo che era una roba assolutamente certa, l’attenzione ha fatto in modo che non potessero giocare così sporco. La situazione dentro il carcere è rimasta esattamente la stessa, però va bene, non è che me ne lamento, nel senso qui comunque ho deciso di combattere anche per gli altri che stanno qui dentro che non hanno voce, che non riescono neanche a esprimere dei concetti. La vita di un prigioniero anarchico è sempre quella di cercare di cambiare le cose anche per gli altri e io non faccio distinzioni tra un mafioso o uno spacciatore… per me un prigioniero è un prigioniero. Quindi secondo me è un problema che riguarda un po’ tutti perché, se questa cosa si estende, l’obiettivo è usarla poi quando servirà, per reprimere i movimenti sociali, questo è talmente lampante.
E comunque saluto tutti i compagni che mi stanno vicino.
/- Attualmente le è stato riconfermato il 41 bis. Come si sente e che tipo di comunicazione a riguardo ha ricevuto e rispetto al fuori che notizie -anche tramite quotidiani o altro- è riuscito a ricevere?/
La cosa strana è che il 41 mi è stato riconfermato con un mappazzo di quasi novanta fogli, anche ai “super boss” di solito lo riconfermano con due paginette. Qui sono tutti sorpresi perché è la più grande riconferma della storia del 41bis, neanche a Totò Riina hanno fatto ottanta pagine… Praticamente lo Stato italiano mi ha aggiornato con questi fogli di tutte le lotte che ci son state nel mondo di cui non sapevo niente. Perché lo scopo del 41bis è l’isolamento, mentre invece grazie a Piantedosi, a Nordio c’è proprio un aggiornamento fitto di tutte le azioni successe, in Indonesia, la solidarietà data me… un po’ tutto, il compagno in Grecia che è morto, a cui do la solidarietà, come a tutti i compagni greci. Cose di cui qui dentro ero assolutamente all’oscuro.
Questo per far capire le contraddizioni di questo sistema. Nel mio caso, invece di isolarmi dal contesto, in qualche modo mi hanno reso ancor più pericoloso, credo, rispetto al sistema. Hanno esaltato la mia figura, mi hanno fatto da cassa di risonanza. Perché quando stavo in AS avevo i contatti con i compagni però non avevo un’influenza così forte. Da quando sono al 41bis invece… beh questa è una cosa buona del 41, le mie parole comunque poi sono girate di più, quindi nel mio caso c’è un po’ questo paradosso. Paradosso che è addirittura scritto nei fogli che ho letto. L’ultima volta che avevano discusso il 41 avevano dato pareri positivi perché uscissi, dopo è stato riconfermato secondo me come ritorsione e adesso che le mie parole girano dicono che ho un influenza maggiore, non so loro cosa intendono con influenza rispetto agli anarchici dato che noi ragioniamo individualmente… comunque dicono che ho un’influenza maggiore quindi anche se prima non ero pericoloso adesso il 41 mi ha reso pericoloso… insomma il cane che si morde la coda.
Comunque rispetto a tutti quelli che sono al 41 adesso e anche in passato, ho avuto il più grande fascicolo informativo mai visto, l’ha detto sia chi me l’ha consegnato, sia gli altri detenuti con cui ho parlato, sia gli avvocati. È una cosa abbastanza indicativa di quello che è diventato il 41, una specie di involucro vuoto che non sanno neanche più a cosa serve… Serve, sì, serve come un’arma a disposizione quando le condizioni sociali muteranno e allora potranno censurare qualunque tipo di dissenso. Perché nel mio caso è indubbio che sto qui dentro semplicemente per quello che dico, non per quello che faccio, quindi per le mie parole.
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Uno spazio di collegamento tra radio autorganizzate: tutti i venerdì alle 13 su (e a cura di) Radio Ondarossa, Radio Wombat, Radio Quar, Radio Eustachio, Radio Spore, Radio Neanderthal, Radio Blackout.
La puntata di venerdì 5 giugno curata di Radio Spore ha visto la collaborazione della redazione di Mezz’ora d’aria. Abbiamo parlato di Alfredo e di 41bis, del nuovo decreto sicurezza, delle torture nel carcere di Foggia, della storia di Sunjay e della resistenza in palestina con Samah Jabr.A questo link è possibile riascoltare la puntata: https://radiospore.oziosi.org/programmi/ponteradio/due-ore-daria
- Puntata del 18/4/2026 – AGGIORNAMENTI SU UNA LOTTA ANCORA DA FINIRE CONTRO 41BIS ED ERGASTOLO

In questa puntata de La Bandita condivideremo un importante aggiornamento sul processo a Bologna per la mobilitazione contro il 41bis e l’ergastolo ostativo che vede coinvoltx sei compagnx. L’8 aprile è stato reso noto che sono stati accolti tutti i testimoni presentati dalla difesa, tra cui Alfredo Cospito! Durante la prossima udienza (18 maggio ore 9) potrebbero essere sentiti tutti i testimoni e quindi anche Alfredo. Seppur da una squallida aula di tribunale e in videoconferenza, sarà comunque un’occasione per fare uscire la voce del compagno da quella tomba per vivi chiamata 41bis in cui è sepolto da quasi 4 anni. Leggeremo inoltre la dichiarazione portata in aula dai compagnx durante la prima udienza del processo, seguita da un breve aggiornamento sul piano kairos, il progetto governativo di potenziamento del carcere duro che pare stia trovando nuovo slancio nello stato di permanente preparazione alla guerra. Infine un saluto a Sara e Sandro, due parole sui fermi preventivi durante la commemorazione ai compagni e sul corteo che si terrà oggi 18 aprile a Roma. Tuttx liberx.
Sabato 18 aprile alle 17:30, Mezz’ora d’aria, sulle frequenze di Radio Città Fujiko 103.1
- CONTRO IL 41BIS, AL FIANCO DI CHI LOTTA

Nella puntata di oggi ripercorreremo la mobilitazione a Bologna in solidarietà alla lotta di Alfredo Cospito contro la tortura del 41bis e la repressione che ne è seguita, per difendere le nostre pratiche e rilanciare la solidarietà in vista della prima udienza del processo che si terrà il 18 marzo, e per rimettere al centro una lotta anticarceraria ancora da finire.
Sabato 14 marzo alle 17:30 sulle frequenze di Radio Città Fujiko, FM 103.1
ISOLAMENTO È TORTURA
ALFREDO LIBERO, TUTTX LIBERX

- SUI MURI DI NAPOLI UNA DENUNCIA RISPETTO LA SITUAZIONE ALL’INTERNO DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO


Riceviamo e diffondiamo il testo di questi manifestini comparsi su alcuni muri della città di Napoli.
Da anni il punto di sfogo del sistema di repressione e di coercizione umana è individuato, dalle autarchie di tutto il pianeta, nel mondo carcerario. Le maggiori ingiustizie sociali, le più forti forme di coercizione psicologica, e la più raffinate e subdole forme di intrusione nella mente umana, vengono sperimentate all’interno delle carceri. La disgregazione umana assurge a metodo di controllo e di repressione, non sempre direttamente percepibile dal detenuto e, circostanza ancora più grave, quasi mai percepita dal mondo esterno.
In questo solco sembra avviarsi il nuovo Direttore del Penitenziario di Secondigliano che, con una logica costrittiva e restrittiva, in poche settimane si è subito fatto conoscere dalla popolazione detentiva. In verità la conoscenza fisica di questa persona non si é ancora avuto il piacere di farla, perché da buono soggetto autoritario non ha inteso nemmeno presentarsi a i detenuti. Nessun giro di conoscenza per i reparti, nessun comunicato, nessuna forma di contatto con i detenuti. Quello in cui si è tanto profuso, invece, è nella emissione di numerosi ordini restrittivi che hanno notevolmente aggravato la situazione detentiva:
– diminuzione delle telefonate agli avvocati, con notevole detrimento del diritto alla difesa dei detenuti;
– chiusura anticipata dei blindi delle celle;
– limitazione delle ore di accensione dei termosifoni;
– limitazione sui cibi in ingresso portati dai familiari dei detenuti;
– eliminazione di molti prodotti alimentari prima distribuiti con il normale vitto;
– forte diminuzione dei corsi di formazione e di ingresso degli assistenti volontari, elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella vita esterna.
Tutto questo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’Ordinamento Penitenziario che però molto spesso e in senso unico. Ed invero, risulta che molte delle norme regolamentari dell’Ordinamento non vengano rispettate dall’amministrazione detentiva:
– non viene mai rispettato il menù ministeriale;
– non sono rispettati i diritti dei detenuti in relazione alle visite dei familiari, visto che in alcuni casi anche conviventi dei parenti (soggetti riconosciuti dalla normativa vigente come parenti ormai a tutti gli effetti) non sono ammessi a colloquio diretto;
– non viene fornito il giusto quantitativo di derrate alimentari, né la qualità prescritta ex lege. Molto spesso il vitto é cosi scadente da non poter essere consumato e, sempre altrettanto spesso, i detenuti sono costretti a rimandare indietro la frutta marcia che nemmeno gli animali mangerebbero;
– è notorio che i controlli sanitari dell’ASL vengono preannunciati e, di conseguenza, le ore precedenti a tali accessi sono dedicate alle “grandi pulizie” e le derrate alimentari vengono sostituite con quelle di migliore qualità;
Rilevato che il detenuto, per I’alimentazione, costa allo Stato meno di €3,00 cadauno al giorno, mentre in totale dovrebbe costare circa €150,00 al giorno, alcune domande si pongono:
– che tipo di prodotti potrà essere mai fornito a questo prezzo se non uno scadente?
– come fa a costare €150,00 al giorno un detenuto a cui non vengono forniti nemmeno i servizi primari quali la sanità: un medico non & quasi mai presente, un accertamento medico e radiografico é assolutamente un miraggio, visite specialistiche vengono effettuate solo saltuariamente e senza un criterio logico, i medici privati personali praticamente sono banditi ed esclusi dal carcere anche se disponibili a sottoporsi a tutti i controlli necessari.
Questa situazione genera la più grande delle domande:
* dove sono i fondi che lo Stato destina alle carceri e che ammontano a 3,5 miliardi di Euro all’anno?
Dove sono i fondi destinati all’alimentazione (almeno minimamente sana dei detenuti) visto che mangiano solo prodotti comprati a proprie spese con il sopravvitto, memori del fatto che dalle ricerche effettuate il vitto non solo é scadente, ma addirittura DANNOSO.
Pertanto, si CONDANNA il comportamento autoritario e REPRESSIVO del nuovo DIRETTORE DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO che non ha nessuna volontà di confronto con i detenuti e che, sicuramente, comporterà un inasprimento delle condizioni di vita di questi ultimi. - UNA LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI CATANIA

Una lettera di Luigi del 7 febbraio dal carcere P.zza Lanza di Catania.
Carx tuttx, il carcere è una struttura patriarcale, volta a punirti e rieducarti. Ce lo ricordano le celle sempre chiuse, la pericolosità sociale che ci affibbiano, gli assistenti/secondini, la conta, le perquisizioni. Di fatto i nostri corpi “appartengono” allo Stato e noi, anche dentro la cella siamo “sotto perquisizione” quando vogliono. Questo è un luogo dello Stato, la cella è considerata “un luogo pubblico”. E quindi, nonostante ci viviamo noi, anche “il nostro armadietto” gli appartiene. Proprio come in Palestina, una prigione a cielo aperto, o una piazza militarizzata, o una cella, lo stato capitale e patriarcale è il padrone. Non è un caso che a volte il nome del carcere viene dalla piazza in cui è ubicato, o dal quartiere. Ed in ogni città si può facilmente fare “analogie” con quartieri dove le guardie possono fare il bello e il cattivo tempo. Parlando di esempi esplicativi, non vi è differenza di “agibilità” per guardie e/o guardiani tra Piazza Maggiore, la Stazione, il Pilastro ed il carcere della Dozza. Sembrerebbe tutto perduto, ma qualcosa gli sfugge al capitale ed ai suoi sgherri. Sono gli spazi occupati e autogestiti. Penso al “Mercatino Senza Chiedere Permesso”, all’esperienza della Laboratoria TFQ” che aveva ridato vita ad uno spazio vuoto, ad XM24, o ai posti ancora “occupati” o “liberati” come la Palestra L.U.P.O. a Catania, La Vampa a Napoli, il Bencivenga a Roma e tanti altri spazi in lotta contro il Nulla che avanza, che lottano per un mondo senza galere, senza frontiere. Un mondo senza esclusione. A tuttx quellx che sia collettivamente, sia individualmente, sottraggono spazio alla repressione ed al controllo dello Stato capitale e patriarcale, tutta la mia solidarietà! Viva gli spazi autogestiti e occupati! Sono il contrario della galera, sono libertà! Dalla Palestina occupata, ad ogni spazio liberato da ogni autorità.
TUTTI LIBERI. TUTTE LIBERE
FREE GAZA
Ringrazio lx compagnx per lo spazio, un abbraccio da un pezzo di popolazione detenuta!
ALFREDO LIBERO, NADIA LIBERA, STECCO, ANNA, GHESPE, BAK, JAUN LIBERX! TUTTX LIBERX!
Oggi, martedì 10 marzo, si terrà il processo che vede imputato Luigi e altre 15 persone, – di cui altre due in stato di detenzione – tutte appartenenti all’area libertaria e anarchica, per i fatti avvenuti a Catania il 17 maggio. Le accuse sono pesanti, si va da “resistenza e lesioni aggravate” al ben più grave “devastazione e saccheggio”, che prevede pene fino a 15 anni.
Ma cosa è successo a Catania il 17 maggio dello scorso anno? È successo che un corteo chiamato dalla rete no-ddl sicurezza di Catania si è acceso di rabbia all’altezza di Piazza Lanza, di fronte ad un carcere dove solo pochi giorni prima si era consumato l’ennesimo suicidio di Stato e in cui, solo pochi giorni fa, una rivolta avrebbe distrutto e reso inagibile l’intero reparto di isolamento del braccio Nicito.
Solidarietà alle persone arrestate e inquisite per l’operazione Ipogeo e carnevale No Ponte e a tuttx le rivoltosx! Luigi e Bak liberi! Palestina libera! Tutti e tutte libere!
Per scrivere allx compagnx:
Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale piazza Vincenzo Lanza n° 11
95123 Catania (CT)
Gabriele Maria Venturi
C/o casa circondariale via Appia n°131
72100 Brindisi











