Sono felicissima di rispondere alle domande dell’intervista per lasciare una testimonianza di me, come contributo alla riflessione sul carcere, sulle persone detenute e sulle donne trans in prigione. Sono entusiasta di poter essere un po’ conosciuta e sarei felicissima di iniziare una bella corrispondenza con chiunque ritenesse interessante scrivermi e conoscermi.
Reggio Emilia, 7 agosto 2025
Io mi chiamo Bianca, sono una ragazza trans, nata a Milano.
Sono cresciuta in un quartiere molto problematico di Milano, Quarto Oggiaro, in una famiglia che mi ha sempre dato tantissimo amore. Fin da bambina mi sono sentita a disagio col mio corpo, sono sempre stata donna, ma sono nata con un corpo da maschio e quindi mi hanno, alla nascita, assegnato un sesso maschile. Sono cresciuta sempre immersa in gruppi di care amiche, anche se considerata un po’ strana e coi ragazzi non ho mai legato più di tanto. In famiglia mi sono sempre trovata bene, amata e accettata. I miei genitori erano sessantottini, dalla mente molto aperta. Mio papà era uno scultore e tutti insieme abbiamo viaggiato molto e siamo sempre stati immersi in un ambiente tutto fatto di arte. Purtroppo, ormai molti anni orsono, i miei genitori sono morti entrambi e sono rimasta orfana. Ho anche una sorella più piccola. All’età di sedici anni, per varie circostanze, ho iniziato a svolgere il mio lavoro di sex worker, per scelta, forse una scelta precoce ma comunque per scelta. Questo ha segnato molto la mia esistenza, nel bene e nel male. E’ un’esistenza su e giù, fatta di momenti bellissimi e attimi bruttissimi!
Fra i momenti più belli, il più bello della mia vita e a cui sempre penso, è stato realizzare il mio sogno della vita, essere un’attrice. Ho interpretato me stessa in un film, tutto su di me, “La Casa dell’Amore”, di Luca Ferri. Lo abbiamo presentato a febbraio 2020 al festival del cinema di Berlino. Tante emozioni bellissime. Tappeto rosso. Luci sfavillanti. Il film ha fatto successo, ha girato tutti i festival del mondo, ha vinto tanti premi, ha riscosso giudizi positivi, è uscito al cinema. Tornata da Berlino, però, sono stata bloccata in casa per la pandemia di covid e, appena sembrava tornare la vita… ho vissuto la peggiore notte della mia vita e… sono stata buttata “dentro”.
Ora mi trovo in carcere e ho appena iniziato il sesto anno “dentro”. Sono in carcere perché ho subito per anni prevaricazioni, violenze verbali e fisiche, aggressioni, insulti discriminatori finché una notte stanchissima non ho tentato di porre fine a tutto questo, con una sorta di sceneggiata che in fondo era uno sfogo disperato. Insulti, minacce e richieste veementi di lasciarmi in pace, che sono precipitate in un abisso di disperazione. Sono uscita dalla disperazione, dopo circa un anno e mezzo, grazie all’aiuto di una mia cara amica Anna, che mi ha proprio salvato dall’abisso, presa per mano e… data un afflato di speranza.
Ora mi trovo in un momento in cui posso raccogliere qualche frutto positivo. Dovrei laurearmi a breve, ho sempre avuto una buona condotta e, forse potrei riuscire a chiedere una sorta di affidamento per una misura alternativa. Sto pensando a un progetto per un lavoro, un alloggio, una vita tutta nuova. Tutto quello che avevo non esiste più… ho perduto la mia casa per pagare un risarcimentone, ho sempre fatto la sex worker… insomma non resto che io, col mio corpo e la mia anima… ripartire da zero, forse è anche un’opportunità!
Ora sono nel carcere di Reggio Emilia, in un reparto protetto per trans, super chiuso e super isolato. Stiamo quasi sempre chiuse e… abbiamo pochissime possibilità di costruire un positivo reinserimento. Ma io voglio riuscirci!
Sono entrata in carcere a Milano, S. Vittore e sono stata messa in una cella “trans” in un reparto protetto promiscuo, in piena emergenza covid, mi sono trovata a dover stare chiusa in cella per un anno! Sono stata per un bel po’ unica donna trans in tutto il carcere.
Sex Worker in un reparto pieno di sex offender, sono stata disprezzata, dileggiata, molestata, esclusa. Oggetto di attenzione sessuale per il mio corpo che però era anche fonte di turbamento… Che casino! Così, finita l’emergenza covid e ripresi i trasferimenti è stata accettata la mia richiesta di trasferimento per Reggio Emilia, dove ancora mi trovo.
Ora, qui, sono seguita in presenza dall’associazione MIT di Bologna, e grazie a Anna d’Amaro, di cui parlavo prima, mi sono iscritta alla facoltà di filosofia all’Università di Bologna e ho la possibilità, con lei come tutor, di portare a termine il corso di laurea che avevo già intrapreso, “libera”, diversi anni fa a Milano. Qui frequento tanto e con tanta passione un gruppo di teatro che entra in carcere, Mamimò, che mi permette di mantenere viva la mia passione per la recitazione e mi aiuta a… “non far spegnere la luce”!
Sono tutta sola, non ho figli né ho una famiglia classica perché sono orfana ormai da moltissimi anni. Ho una sorellina più piccola, che mi è vicina e mi sostiene moralmente. Ho tanti affetti, tante amiche che con dolcezza e sorellanza mi aiutano a resistere! Resistenza è infatti l’unico modo, secondo me, in cui sia possibile vivere “dentro”.
Grazie anche a tutte le belle persone che mi stanno vicine e malgrado tutte le brutture che vivo quotidianamente riesco a portare avanti i miei studi, che conto di terminare a breve, la mia passione per il teatro, che conto di riuscire a vivere sempre più e che vedo come una chiave che possa aprirmi, almeno un po’, la porta d’uscita. E riesco a scrivere e leggere letteratura, poesia e altro che sono un’altra mia grande passione, grazie anche all’aiuto di un gruppo, chiamato Pre-Texts che c’è qui in carcere.
Io ho grosse aspettative per quando sarò di nuovo libera. Sono, in un certo senso obbligata ad avere grosse aspettative perché ho bisogno di una vita tutta nuova! Riuscirò a costruirmela da qui? Almeno un po’? Credo di sì! Riuscirò a vivermela questa mia nuova vita, libera? Non lo so! E’ questa la paura più forte che provo… Bho!? Incapace, ora, di vivermela da qui dentro, aspetto di esser libera per provarci! Ho tante speranze. Vorrei sicuramente mantenere la passione per il teatro e per il cinema. Vorrei riprovare a trasformarla, questa passione, in un progetto di vita. E’ il riscatto, ri-animare questo sogno che, in fondo, ho già realizzato. Nel frattempo lavorare in ambito sociale e culturale mi piacerebbe molto. Ho tanto da dare e tantissime cose da dire, da raccontare, da insegnare, anche, forse.
Mi porterò dentro, dal carcere, tutti gli strascichi delle brutture che ho visto e di tutte le sofferenze che ho sofferto. Ho vissuto un carcere chiusissimo e con pochissime possibilità di riscatto. Ho subito violenze verbali, fisiche, furti, deprivazioni, molestie sessuali e continue discriminazioni di genere. Ho sempre tenuto un buon comportamento, sostanzialmente perché sono una persona così, dolce e tenera. Eppure sono stata molto stigmatizzata perché donna trans e sex worker. Per noi persone trans, sex worker, il carcere è, di fatto, un inferno. Alcune cose positive, però le ho fatte, me le sono costruite io, queste opportunità. E i frutti di questi semini che ho piantato, gli raccoglierò tutti e, spero tanto, me li potrò gustare prima o poi. Mi lascerò alle spalle tutte le cose brutte di cui ho parlato prima, ma non so se ci riuscirò! Tantissimi anni di paura e frustrazione, di giornate interminabili e continue umiliazioni credo che mi abbiano lasciato un solco profondo, proprio nell’anima. Il carcere non serve a nulla di positivo, è solo un luogo di sofferenza in cui esseri umani rinchiudono altri esseri umani per farli stare male… E’ così, e così sarà sempre finché le prigioni non crolleranno.
Vorrei semplicemente ringraziarvi per l’iniziativa che avete intrapreso e che penso sia meravigliosa. Spero tanto che qualcun* sia interessat* a contattarmi e a fare quattro chiacchiere con me. Sono molto sola e anche un po’ affaticata da questo periodo in carcere. Il vostro sostegno, la vostra vicinanza, il vostro supporto, anche attraverso iniziative come questa mi aiutano perché sto facendo di tutto per non perdere la tenerezza. Grazie!
Bianca










