Sabato torneremo a fare sentire sotto il carcere del Cerialdo la voce di chi non si arrende ad un mondo di gabbie, guerre e sfruttamento.

Partiremo in corteo dalla città, perché i suoi abitanti sappiano che ci sono donne e uomini che scendono in piazza, anche se giornali e media ufficiali eviteranno di darne notizia.
Perché scendiamo in strada e perché andremo sotto il carcere?
Perché nel carcere speciale di Cuneo le “specialità” sono da sempre e abitualmente i pestaggi, le torture, i suicidi nelle celle di isolamento, piccoli e grandi soprusi che superano le stesse leggi penitenziarie. Tra poche settimane si aprirà un processo per “tortura”, in merito ad una serie di pestaggi avvenuti nel Cerialdo tra il 2021 e il 2023: intanto le guardie processabili sono scese da 35 a 14, tutte comunque al loro posto, in servizio negli stessi corridoi e celle dove si sono svolte le violenze di cui sono imputate.
Perché il carcere, per quanto ci si sforzi a tenerlo lontano dagli occhi, è un non-luogo di questa città in cui lasciano parte della loro vita migliaia di persone, e prestare attenzione a quanto accade all’interno delle sue mura significa rifiutare le dinamiche di esclusione sociale che rendono possibile ed auspicata l’esistenza di non-luoghi come questo.
Perché la sezione del Cerialdo sottoposta al regime del 41bis è stata ampliata per seppellire sotto un silenzio di cemento un numero ancora più alto di detenuti sottoposti a questo regime penitenziario.
Perché per denunciare la tortura dell’ergastolo e del 41bis il nostro compagno Alfredo Cospito ha affrontato un durissimo sciopero della fame ed è tuttora in 41bis, e per lui negli ultimi mesi il regime detentivo è stato reso ancora più afflittivo di quanto già non lo sia per legge.
Perché contro molte e molti di noi che hanno sostenuto la lotta di Alfredo si stanno aprendo processi in vari tribunali, tra cui quello di Torino in cui affronteremo l’imputazione di “devastazione e saccheggio” che prevede un bel gruzzolo di anni di galera.
Perché, un Decreto Legge dopo l’altro, lo Stato sta incrementando a dismisura i suoi mezzi per criminalizzare e reprimere ancora più duramente il dissenso, la protesta, le lotte.
Perché lottare contro il carcere, l’ergastolo, il 41bis è un tassello immancabile nella critica a questa società che fomenta il controllo sociale, il militarismo e la guerra, che è complice delle depredazioni neocolonialiste e appoggia il genocidio in atto contro il popolo palestinese.












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