Comunicato della Cassa Antirepressione Sarda

Comunicato  della Cassa Antirepressione Sarda

Pubblichiamo e condividiamo il comunicato della Cassa Antirepressione Sarda riguardo gli arresti per l’assalto al portavalori sull’Aurelia vicino l’Isola d’Elba risalente al 28 marzo 2025.

“All’alba del 19 maggio un’enorme operazione di polizia ha portato all’arresto di 11 persone ritenute responsabili della rapina avvenuta sull’Aurelia a fine Marzo, in cui vennero sottratti da un furgone portavalori 3 milioni di €uro.

300 fra militari, carabinieri e corpi scelti hanno portato a termine la “brillante” operazione coordinata dalla procura di Livorno. Non sappiamo ma possiamo solo immaginare (poiché tristemente nota) la violenza con cui i Cacciatori di Sardegna avranno fatto irruzione nelle case degli arrestati, di solito i prodi militari si presentano in 20-30 armati di tutto punto, passamontagna in testa, fanno saltare la porta di casa o la sfondano senza alcun preavviso (cioè non suonando il citofono come dovrebbe essere) e armi in pugno entrano nelle stanze da letto, incuranti di chi possa essere in casa in quei momenti. Colpo in canna e puntatore laser, e se serve autorizzazione a far fuoco. Tanto poi vai capire chi ha sparato, e quale è stata la dinamica, la colpa in queste situazioni ricade sempre sul sospettato, i cui diritti “democraticamente garantiti” dagli stessi tutori dell’ordine che lo stanno arrestando vengono sospesi e calpestati, dipende dalla sorte capire fino a quale livello.

Nella coordinazione questurile non potevano mancare gli organi di stampa isolani che dopo poche ore hanno pensato bene di diffondere nomi, congnomi e altre informazioni personali degli arrestati, a testimoniare quanto siano solo pennivendoli e non giornalisti. E a testimoniare come la repressione debba essere un marchio che va ben oltre il reato che si commette (alla faccia tra l’altro della presunzione di innocenza) e di chi lo commette.
Questo tipo di operazioni mettono in chiaro la connessione esistente tra il rapporto che lo Stato italiano ha nei confronti dell’isola e dei suoi abitanti, ed il problema della repressione in Sardegna.
Parlando del primo non può non saltare all’occhio che quando si tratta di mandare in giro per la Sardegna uomini in mimetica lo Stato non faccia economie, che si tratti di militari in esercitazione (è in corso in queste settimane in Sardegna la più grande esercitazione annuale della NATO, che coinvolge circa 20.000 soldati degli eserciti dell’alleanza) o carabinieri a arrestare e reprimere, e quando invece servirebbero interventi di natura infrastrutturale in settori come la sanità le risorse siano alquanto risicate per non dire nulle. Saltano all’occhio anche i tempi, la celerità e scrupolosità, nel condurre (forse) a termine questa operazione repressiva (chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i tempi della giustizia italiana sa che 50 giorni sono una specie di record), urgenza che mai si vede negli altri settori prima citati, e che fa pensare quanto questa dedizione puzzi di minaccia e lezione anche ben al di fuori delle persone coinvolte, ma sia rivolta all’intera società isolana.
E questo ci fa giungere alla conclusione che le priorità dello Stato in Sardegna siano quelle di reprimere e controllare il territorio, non di “prendersene cura”, e non si venga a obbiettare che è una questione di sicurezza, perché nessuno in Sardegna ha nulla da temere da bande di rapinatori in tema di sicurezza sociale, e dubitiamo fortemente anche che qualcuno avesse particolarmente urgenza che questa indagine fosse portata a termine (a eccezione forse delle aziende portavalori…).
Quindi le priorità dello Stato e di chi vive in Sardegna sono diverse, e a rafforzare questa ipotesi c’è l’esempio delle struttre carcerarie. In Sardegna abbiamo ben 10 prigioni, di cui quattro costruite negli ultimi vent’anni. Quanti ospedali sono stati costruiti in questo tempo? E quanti hanno chiuso?
La metà dei prigionieri reclusi in Sardegna non è sardo, diventiamo una terra di punizione ulteriore alla condanna emessa dal giudice, complichiamo cioè la vita di familiari e amici che vogliono stare vicino ai reclusi. E’ questo che vogliamo? Le carceri sarde inoltre sono sovraffollate, e cosa fa lo Stato, rifinanzia i lavori per aprire il 41 bis a Uta e creare nuovi posti. E intanto in alcuni paesi chiude la Guardia medica.
Tornando agli arresti di lunedì, in altri tempi sarebbero stati definiti banditi sociali, un’espressione della sofferenza e del riscatto di classe. Oggi le categorie interpretative sono – forse – cambiate, ma crediamo che in molti abbiano notato che la rapina è stata fatta a un porta valori, con denaro assicurato come se fosse una banca, che non sono stati fatti feriti e che (se le accuse dovessero essere confermate) gli arrestati sono persone comuni. Noi non li conosciamo, e non possiamo quindi dare nulla per certo, ma non possiamo nascondere che un sorriso il 28 marzo ce lo hanno strappato, che non ci stupisce troppo che nelle condizioni di povertà e subalternità coloniale nelle quali si vive in Sardegna, qualcuno provi a organizzarsi in modi extralegali per sopravvivere, per riprendesi ciò che gli è stato negato o tolto, o anche, banalmente, per provare a costruirsi un benessere materiale altrimenti irraggiungibile.
Lo Stato italiano da sempre usa una violenza sconsiderata nei confronti dell’insubordianzione e della resistenzailità sarda. Nel ‘900 i morti e i feriti non si contano, ma anche in anni recenti le cifre sono notevoli, ma non è questione solo di morti e spari, ma di una repressione quotidiana su cui non c’è risparmio di energie, finanze e uomini, al contrario di tutti gli altri servizi che uno stato dovrebbe fornire.
Ormai siamo quasi abituati a vedere gioire i vertici polizieschi e politici per degli arresti e forse anche questo ci fa fare un passetto in più ancora di vicinanza e solidarietà verso chi invece la repressione statale la subisce, in tutte le sue forme.

Avatar Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Informazioni utili sui luoghi di reclusione italiani, con indirizzi ed elenchi completi.

Lettere di amiche e amici in carcere per favorire rapporti di amicizia e solidarietà e per conoscere il mondo oltre quei muri raccontato da chi lo vive tutti i giorni.

Chi si arricchisce dietro massacri, controllo sociale, distruzione dell’ambiente, sfruttamento e carcerizzazione delle nostre esistenze? Chi rende odioso il presente in cui viviamo?

Reportage su carcere, immigrazione, ambiente, sfruttamento, società, giustizia,……

Eventi in programma