Un libro per leggere il carcere sulla pelle dei detenuti: “Amomamma”

Un libro per leggere il carcere sulla pelle dei detenuti: “Amomamma”

Scrivere sulla propria pelle è una pratica che risale a migliaia di anni fa. Il volume indaga le caratteristiche di comunicazione, autodeterminazione ed esercizio di libertà legate a questa pratica, mettendone in luce – grazie a una pluralità di punti di vista – le implicazioni all’interno degli istituti penitenziari.
Immergendosi nel mondo carcerario, il testo spiega innanzitutto perché per i detenuti – che vivono in una condizione di vulnerabilità e senza adeguate tutele che garantiscano loro sicurezza fisica, psicologica, esistenziale e giuridica – il tatuaggio ha un così elevato valore simbolico: l’immagine stampata sul corpo è l’unica forma tangibile che non può essere sottratta ai privati della libertà. Dopo aver descritto le fonti normative, le tecniche, gli strumenti utilizzati e alcuni aspetti sanitari, il libro affronta la questione della clandestinità, che rende il tatuaggio in carcere molto pericoloso: la direzione verso cui dovrebbero lavorare le istituzioni è quella della “riduzione del danno”, sia fisico sia esistenziale.
Amomamma invita dunque a riflettere su un fenomeno che riguarda la dignità umana e i diritti fondamentali dei detenuti, con l’ambizioso obiettivo di una convivenza sociale pacifica e inclusiva.

Daniela Attili vive a Ventotene ed è una psicologa e psicoterapeuta a indirizzo antropologico esistenziale. È stata consulente del Ministero della Giustizia.

Paola Bevere vive a Roma, dove esercita la professione di avvocato e di docente in Diritto dell’esecuzione penale e Diritto penitenziario presso l’Università LUMSA.

Gabriele Donnini, tatuatore, vive a Roma ed è proprietario del Tattooing Demon Studio dal 1986.

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