Il 4 agosto, dopo rapidi lavori di riconversione che quasi mai si sono visti per altri edifici di pubblica utilità, è stato inaugurato il nuovo IPM de L’Aquila.

La cerimonia ha visto la presenza di tutti i rappresentanti più noti della politica forcaiola e assassina del governo Meloni, dai sottosegretari Delmastro e Ostellari, al capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile Antonio Sangermano, dal sindaco al presidente di regione, alle autorità militari, assessori e procuratori. Tutti a celebrare l’evento tanto atteso: l’apertura di un luogo di sofferenza e tortura, ancora più funesto perchè destinato alla giustizia minorile.
“Un istituto – dalle parole di Delmastro – che abbiamo riaperto rispettando due criteri che sono fondamentali e che devono correre insieme: la sicurezza, con la videosorveglianza e gli anti-scavalcamenti e dall’altra parte l’aspetto trattamentale che deve essere enfatizzato evidentemente negli istituti minorili. Lo Stato torna presente in tutte le sue articolazioni in Abruzzo contro un passato sinistro dove lo Stato arretrava. Le città sono preoccupate sempre di più per la questione del disagio giovanile. Con il dl Caivano abbiamo immaginato che i giovani adulti che stanno all’interno degli istituti, quando si trasformano in capobranco e minacciando i minorenni o turbando l’ordine pubblico e la sicurezza, possono essere trasferiti negli istituti penali per maggiorenni. Anche così si fa prevenzione soprattutto nei confronti del detenuto più debole che molto spesso viene vessato dal cosiddetto giovane adulto”. Ma come si può conciliare la sicurezza con l’aspetto trattamentale? Con la violenza, con gli abusi e le umiliazioni che vivono ogni giorno i ragazzi detenuti? Da 20’anni fa ad oggi abbiamo quasi raddoppiato il numero di minori e giovani adulti detenuti, arrivando a 546 ragazzi rinchiusi in quegl’istituti che oggi ne festeggiate la riapertura.
Cari commensali del massacro, avete trasformato l’orrore di un carcere in una necessità pedagogica.












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