
Quentin Deranque, 23 anni, è morto a Lione durante lo scontro tra gruppi di estrema sinistra che difendevano un’iniziativa sulla Palestina e gruppi di estrema destra che invece l’attaccavano. La ricostruzione dettagliata dell’evento la lasciamo ai tribunali. Ma chi era Deranque? I suoi camerati lo dipingono come un chierichetto pio e mite, tutto dedito alle attività in parrocchia. Ci chiediamo, quindi, cosa ci facesse nell’aggressione fascista assieme ai gruppi di estrema destra Allobroges Bourgoin e al nazional-rivoluzionario lionese Audace, noti per i numerosi episodi violenti nella città francese. Era forse intento a distribuire ostie e indulgenze?
Quentin Deranque faceva parte di un gruppo nazi-fascista di picchiatori e violenti colpevoli di diverse aggressioni a migranti e militanti antifascisti.
Ovviamente non hanno resistito dal tacere tutti gli esponenti dei partiti neofascisti italiani che da Meloni a Salvini hanno invocato giustizia ed esemplari condanne per questo episodio. Bisogna però ricordare ai nostri ministri gli almeno mille morti nel Canale di Sicilia, solo per citare gli ultimi, uccisi non dal mare ma dalla loro politica dei respingimenti e della “remigrazione”.
Due anni fa veniva ucciso Moussa Diarra, ventiseienne maliano, da un agente nella stazione di Verona. Moussa non ha retto l’orrore della loro politica dei respingimenti ed è stato ucciso perché nero. In quell’occasione il ministro Salvini ha commentato la vicenda con un cinico “non ci mancherà”.
Oggi è morto un nazi-fascista a Lione e, usando le sue stesse parole, di sicuro “non ci mancherà”.













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