
“Buongiorno sono Ahmad Salem palestinese nato in Libano. Ho vissuto in Libano fino a 21 anni e io sono caratterizzato da una protezione internazionale. Ho provato a vivere come si sognerebbe qualsiasi persona però mi sono sorpreso quando ho saputo che mi è impedito il diritto al lavoro, il diritto allo studio, all’acquisto di proprietà e all’accesso sanitario.
Sono arrivato in un punto dove decisi di emigrare alla ricerca di questi basilari diritti in un altro paese, però non essendomi possibile il viaggiare come tutte le altre persone per questioni di documenti dovetti emigrare per mare.
Mi imbarcai in una barca non più di 14 metri di lunghezza con all’incirca 93 persone a bordo. Ero molto sicuro sul fatto che sarebbe stato pericoloso e che sarei potuto morire nel tragitto perché siamo rimasti 7 giorni in mare. Sono arrivato in Grecia ma apparte il fatto che mi diedero un documento, non vidi i diritti che stavo cercando come lo studio, l’abitazione, il lavoro ecc. Mi dirigessi verso il Belgio e anche trovai gli stessi problemi, fatica a trovare lavoro, abitazione e dormivo nelle strade con sconosciuti finché non decisi di dirigermi verso la Germania. Arrivato in Germania grazie a dio trovai molto di quello che cercavo come abitazione, lavoro e vi trovai molti diritti rispettati. Erano tra i migliori giorni della mia vita. Fino a che non arrivò il 7 ottobre 2023 quando il mio datore di lavoro non mi licenzio per il fatto accaduto in Palestina (Gaza) e la gente inizio a evitarmi in un modo strano. Ho parlato con mio padre e mi disse di andare da suo fratello (mio zio) in Italia che mi avrebbe aiutato ad ottenere un asilo politico, lavoro e tutto il necessario visto che gli italiani sono conosciuti come gente molto gentile ed ospitabile.
Arrivato in Italia stetti per 3 giorni da mio zio poi andai alla questura di Campobasso chiedendo l’asilo politico per poter lavorare nel paese legalmente. Feci tutto il richiesto per l’applicazione e mi dissero di aspettare finche non trovano un campo dove alloggiarmi. Mentre aspettavo vennero da me due uomini a chiedermi il telefono per un controllo. Mentre facevano il controllo trovarono nel mio telefono tanti video che provavano e informavano dell’ingiustizia che fa, e ha fatto Israele a Gaza. Non mi dissero niente riguardo i video e infatti furono ignorati del tutto ma volettero focalizzarsi su un video che trovarono dove mostrava un ragazzo che faceva esplodere un mercava (veicolo di guerra israeliano). Trovarono altri video dove io chiedevo al mondo nei video di fare qualcosa riguardo l’ingiustizia nei confronti dei palestinesi. Loro decisero di raccogliere questi video ed usarli – assieme al video del ragazzo che fa esplodere il veicolo – prove per arrestarmi con l’accusa di terrorismo.
Chiedo al popolo italiano e al giudice di assolvermi da queste accuse perché non sono un terrorista e non venni in Italia per fare problemi ma alla ricerca di diritti, lavoro e una vita tranquilla.
Ringrazio di cuore chi mi ascolta…”
Inizia con questa lettera di Ahmad Salem la puntata di oggi per parlare appunto del suo caso. Assieme a Dawl, attivista palestinese, lo ripercorriamo per leggere la storia di un popolo discriminato anche lontano dalla sua terra, in Europa, in Italia.













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