
Il tempo può essere un castigo quando si viene privati della libertà di disporne a piacimento, quando lo Stato rinchiude qualcuno/a in una cella e lo priva dei suoi rapporti e si prende un pezzo della sua vita. Può essere una prova molto dura, a maggior ragione quando ad affrontarla si è da soli/e. Ricevere solidarietà dall’esterno infonde una forza che può fare la differenza. Cominciare uno scambio di lettere può anche alleviare la solitudine della cella e fare sentire ad una persona che non è sola.
Che sia un telegramma, una cartolina o una lettera ogni contatto con l’esterno è una piccola breccia nell’isolamento a cui vorrebbero condannare i reclusi e le recluse.
Oltre a queste considerazioni, c’è il fatto che intrattenere una corrispondenza con un recluso/a è spesso uno spunto di crescita personale e una bella esperienza. Abbiamo scritto ad alcuni detenuti e detenute proponendo un’intervista cartacea con l’obiettivo di far emergere le emozioni, le esperienze, gli animi oltre le fredde righe di un indirizzo dell’istituto penitenziario e per favorire rapporti di amicizia e solidarietà tra il mondo di dentro e il mondo di fuori.











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