Puntata del 24/1/2026 – “Vozes de Dentro”: collettivo di lotta anticarceraria in Portogallo

Puntata del 24/1/2026 – “Vozes de Dentro”: collettivo di lotta anticarceraria in Portogallo

Vozes de Dentro è un gruppo di persone detenute, ex detenute e persone che, dall’altro lato dei muri, seguono e partecipano, in modi diversi, alle lotte delle persone recluse e delle loro famiglie. Le persone private della libertà, e in particolare le persone povere, razzializzate, le donne, le persone transgender e i bambini, affrontano condizioni disumane e violenze fisiche e psicologiche nelle carceri.
Le storie di queste persone sono fortemente invisibilizzate e, per questo motivo, esposte a continue violazioni dei loro diritti fondamentali.

In particolare, il Portogallo è uno dei paesi europei in cui muoiono più persone detenute e le carceri portoghesi sono state più volte oggetto di critiche da parte del Consiglio d’Europa, in particolare del Comitato contro la Tortura. Allo stesso tempo, il paese rientra tra quelli europei in cui si ricorre maggiormente a pene detentive, per periodi più lunghi, e in cui il sovraffollamento è una realtà. I tassi di incarcerazione sono elevati soprattutto tra le donne, anch’esse condannate a pene più lunghe, e non esistono dati ufficiali sul numero di persone transgender né sull’appartenenza etnico-razziale.
Le testimonianze di detenute e detenuti e dei loro familiari indicano il frequente ricorso a farmaci sedativi, antipsicotici e anticonvulsivanti senza una chiara connessione con la necessità clinica di tali farmaci, ma piuttosto in coerenza con l’atteggiamento repressivo del sistema carcerario. La maggior parte degli istituti penitenziari è caratterizzata da gravi problemi infrastrutturali, pessima alimentazione e mancanza di accesso a beni e prodotti essenziali. Anche l’assistenza sanitaria è precaria e insufficiente, con la maggioranza dei professionisti sanitari assunti in subappalto. Il lavoro retribuito è scarso e si traduce, nella maggior parte dei casi, in sfruttamento, mentre le offerte formative sono poche.
Tutto ciò, unito alla scarsa applicazione di misure di flessibilizzazione della pena, all’assenza di un reale sostegno alla reintegrazione sociale, all’isolamento sociale a cui sono sottoposte le persone detenute, con forti limitazioni dei contatti con le loro famiglie e comunità, e ai precedenti percorsi di istituzionalizzazione che molte hanno vissuto prima della detenzione, configura cicli di povertà–esclusione–istituzionalizzazione–violenza. In carcere, le discriminazioni, le violenze e lo sfruttamento persistono e si accentuano, relegando le persone all’invisibilità, all’abbandono sociale e alla marginalizzazione.

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